Tecnologie asiatiche sempre più competitive, incentivi che tardano ad arrivare e dinamiche di investimento diverse da quelle di un tempo. La questione a cui prestare attenzione non riguarda soltanto i costruttori di macchine utensili, ma l’equilibrio dell’intero sistema manifatturiero.
Tecnologie asiatiche sempre più competitive, incentivi che tardano ad arrivare e dinamiche di investimento diverse da quelle di un tempo. La questione a cui prestare attenzione non riguarda soltanto i costruttori di macchine utensili, ma l’equilibrio dell’intero sistema manifatturiero.
La perdita di competenza non coincide semplicemente con l’uscita di scena degli operatori più esperti. Il problema è spesso più strutturale e riguarda la difficoltà – spesso la mancanza – di un metodo in grado di trasformare quell’esperienza in formazione realmente accessibile per le nuove generazioni.
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Dal settore
Quello che accade nel nostro comparto e in quelli affini è spesso motivo di riflessione e ispirazione.
Conoscere bene il lavoro operativo di un reparto non è sufficiente per esserne anche un bravo responsabile, perché l’esperienza tecnica è solo una parte del ruolo. Poi ce n’è un’altra, altrettanto grande e importante, che riguarda le persone, il modo in cui lavorano, comunicano e collaborano. È anche su questo aspetto che stiamo investendo oggi.
Può sembrare ovvio, ma nell’operatività quotidiana di un’officina le cose non sono sempre così lineari. Misurare un foro a botte con un tampone P/NP, per esempio, non è la scelta ottimale. A meno che il processo non sia stato compreso e stabilizzato.
Ogni procedura di lavorazione nasce in un contesto preciso, fatto di dati, di conoscenze e tecnologie disponibili in un determinato momento. Con il tempo, però, questi elementi cambiano e quella stessa logica può restare formalmente corretta, ma non rappresentare più la soluzione più efficiente per il processo.
Il nostro nuovo MICROlab è operativo al 100%
Il nuovo reparto unisce tre aree strategiche di MICROingranaggi — operations & IT, sistemi di gestione e marketing — e si occupa di tutto ciò che riguarda lo sviluppo e l’innovazione, partendo dall’analisi dei dati provenienti da ogni ambito dell’azienda: dalla produzione, ai processi interni, fino alla parte commerciale e alla comunicazione verso l’esterno.
Ha senso optare per la certificazione specifica del proprio settore, senza rinnovare la ISO 9001?
In alcuni casi sì. O, quantomeno, potrebbe non essere così sbagliato fare un ragionamento di questo genere. Ma “solo” in presenza di almeno una di queste due variabili…
La mia risposta è sì. Sì, ogni azienda dovrebbe essere certificata, a patto che lo spirito con cui viene approcciato il percorso sia “sano e costruttivo”. Vi spiego cosa intendo.
Analisi di ogni potenziale fornitore prima della selezione
Credo capiti a tutti di avere a che fare con fornitori che, a volte, non riescono a soddisfare appieno le nostre esigenze. Siccome però siamo noi – in qualità di intermediari tra fornitori e clienti – a dover colmare eventuali divari logistici o tecnologici per garantire ai nostri clienti ciò di cui hanno bisogno, l’analisi approfondita di ogni potenziale fornitore diventa una fase cruciale.
Il giusto compromesso tra buon senso e analisi dei dati
I dati sono oggettivi, imparziali e neutri, ma – a volte – devono essere interpretati tenendo conto anche di altri fattori che, pur incidendo sul risultato finale in egual misura o quasi, non possono essere quantificati né trasformati in numeri oggettivi, ma considerati solo nella loro dimensione qualitativa.
Avete mai sentito parlare di fabbrica 4.0? Molti la definiscono la quarta rivoluzione industriale, perché nasce dalla sostanziale necessità di far fronte sia alla crisi economica che alla radicale trasformazione del mondo dei consumi.
Quando in un disegno tecnico mancano dati fondamentali, la sua interpretazione diventa a discrezione di chi lo legge. Con la conseguenza che il pezzo acquistato e fatto produrre possa poi rivelarsi non idoneo all’applicazione per cui era stato richiesto.
Recentemente mi sono trovato a riflettere su una questione. Conviene che progettazione e produzione vengano demandate a una stessa entità, oppure è meglio tenerle separate?
Un mercato che da tempo mi incuriosisce parecchio è quello cinese, ma devo ammettere di non conoscerlo molto bene. MICROingranaggi vende in Cina, ma il nostro cliente in realtà è un’azienda americana.
Le persone che lavorano in MICROingranaggi sono, oltre che molto preparate a livello professionale, anche estremamente appassionate di quello che fanno.
Per questo mi sembrava importante e opportuno che avessero un loro spazio anche sul MICROjournal.