Produzione di ingranaggi e stampa 3D: a che punto siamo?

Alcuni anni fa abbiamo comprato una stampante 3D, il cui costo è stato ammortizzato nel giro di un paio di mesi e che oggi ci permette di risparmiare oltre 10.000 euro l’anno. Questo perché abbiamo la fortuna di avere un ufficio tecnico che non si limita a progettare componenti, ma studia, inventa e sviluppa soluzioni che spesso non esistono ancora sul mercato.

È molto probabile che l’additive manufacturing (AM) sia davvero il futuro, ma affinché ciò possa accadere realmente, penso debbano essere affrontate e risolte ancora alcune criticità”. Questo lo abbiamo scritto oltre dieci anni fa.

E oggi? La stampa 3D può essere una soluzione interessante per la produzione di ingranaggi?
Secondo noi non ancora.

Questo fondamentalmente perché quelle stesse criticità che citavamo dieci anni fa come limiti – ovvero velocità di lavorazione e accuratezza dimensionale – oggi di fatto in qualche modo persistono.

L’ingranaggio, per sua natura, è un dispositivo di precisione. Considerato nella sua globalità, deve garantire tolleranze molto ristrette, e la precisione – lo sappiamo bene – può essere misurata in modi diversi, non esiste un solo parametro. E quando si entra nel campo delle applicazioni industriali dove quasi sempre la precisione è tutto, la stampa 3D, oggi, non è ancora in grado di raggiungere quel livello di accuratezza. In questi casi, conviene ancora produrre con metodi tradizionali.

Detto questo, pensiamo ci sia spazio comunque di mercato per la stampa 3D.

Prima di tutto nell’ambito della prototipazione. Ma anche per tutte quelle piccole aziende, magari realtà giovani, che devono produrre pochi pezzi con budget limitati. In questi casi, investire in macchinari tradizionali – come una dentatrice da 400.000 euro – è fuori discussione, mentre una stampante 3D può rappresentare una soluzione concreta e sostenibile.
E poi c’è un altro ambito da considerare. Un ambito che ci riguarda direttamente.

Alcuni anni fa, infatti, MICROingranaggi ha comprato una stampante 3D, il cui costo è stato ammortizzato nel giro di un paio di mesi e che oggi, a pieno regime, ci permette di risparmiare oltre 10.000 euro l’anno.

Perché?

Perché abbiamo la fortuna di avere al nostro interno un ufficio tecnico che non si limita a progettare componenti, ma studia, inventa e sviluppa soluzioni che spesso non esistono ancora sul mercato.

Oltre che per la realizzazione di prototipi,

utilizziamo quidni la nostra stampante 3D anche per produrre attrezzature di supporto alla produzione, progettate internamente e che, in questo modo, non dobbiamo più acquistare da fornitori esterni.

È il caso, ad esempio, di componenti come le pinze per il carico e lo scarico dei pezzi, che devono necessariamente essere in materiale plastico. Oppure delle attrezzature dedicate alle fasi di assemblaggio o al controllo qualità, come supporti e staffaggi per le macchine di misura.
Un esempio ancora più significativo è quello dell’attrezzatura per il collaudo dei motoriduttori. In questo caso non esisteva nulla di simile sul mercato, così l’abbiamo progettata da zero, testandola e perfezionandola fino a ottenere esattamente il risultato che cercavamo. Un risultato talmente funzionale che un cliente, deciso ad avviare una piccola produzione, ci ha chiesto di realizzarne una anche per lui.

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