Un nuovo riduttore epicicloidale diametro 28, abbinato a un motore brushless a cassa rotante

Tre i principali vantaggi: ingombro ridotto, coppia superiore rispetto ad altri motori della stessa dimensione e costi contenuti, grazie alla semplicità costruttiva di questa soluzione.

Quando i clienti ci contattano per una soluzione su misura, oltre a specificare la coppia e la velocità di cui hanno bisogno, spesso ci chiedono anche un ingombro meccanico ridotto. Si tratta – come penso possiate immaginare – di un’esigenza particolarmente frequente in ambito di piccole applicazioni, dove lo spazio a disposizione è molto limitato.
Può riguardare il diametro, certo, ma nella maggior parte dei casi è la lunghezza complessiva del motore a rappresentare il vero vincolo.

È proprio a fronte di un’ulteriore richiesta in questa direzione – e in particolare di quella di un cliente attivo nel settore dell’automazione per il packaging – che abbiamo deciso di sviluppare una soluzione ad hoc, pensata per rispondere a esigenze di compattezza in termini di lunghezza.
Dal momento che la soluzione si è rivelata particolarmente efficace, abbiamo deciso di renderla disponibile a tutti i nostri clienti.

Ma veniamo al punto. Si tratta di

una combinazione tra il nostro riduttore epicicloidale standard diametro 28 mm e un motore brushless a cassa rotante, dove quest’ultimo rappresenta l’elemento chiave della compattezza del sistema.

A parità di diametro, infatti, un motore brushless tradizionale avrebbe avuto una lunghezza superiore, mentre la particolare architettura della cassa rotante, con i magneti posizionati esternamente al rotore, consente di ridurre significativamente la lunghezza del motore.

I vantaggi di questa soluzione sono più di uno. Prima di tutto, come abbiamo detto, l’ingombro ridotto: questa combinazione è particolarmente adatta per tutte quelle applicazioni in cui lo spazio è un vincolo critico.
Grazie al numero di poli e alla specifica configurazione tecnica ed elettrica del motore, inoltre, si ottiene una coppia superiore rispetto ad altri motori della stessa dimensione. E anche alle basse velocità, le performance risultano migliori rispetto a quelle di un motore brushless tradizionale.
Un ulteriore beneficio è poi il costo: la semplicità costruttiva di questo tipo di motore permette di contenere il prezzo finale della soluzione.

Come spesso accade, una volta progettata e realizzata, una soluzione di questo tipo – che combina un microriduttore con un motore a cassa rotante in una taglia così ridotta – può entrare a far parte dell’offerta standard.
Anche perché si tratta di configurazioni che, a catalogo, sono davvero rare sul mercato, e MICROingranaggi è in grado non solo di proporle in questa misura e in taglie superiori, ma anche di svilupparle in versioni ancora più compatte, quando il progetto lo richiede.

In questa prospettiva abbiamo già in programma ulteriori evoluzioni sul fronte dei motori, con la possibilità di integrare encoder direttamente sul motore stesso. Questo permetterà un controllo più preciso della posizione, ampliando ulteriormente le potenzialità applicative del sistema.

Luca Uberti

È il Responsabile commerciale di MICROingranaggi con trent'anni di esperienza alle spalle nel campo dell'automazione industriale.
Secondo Luca compito del reparto commerciale è quello di fornire all'ufficio tecnico tutte le informazioni cruciali definite con il cliente, affinché possa poi sviluppare soluzioni che coniughino la richiesta ricevuta con la propria esperienza e il proprio know-how.

Tutti i suoi articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

L’impatto degli errori geometrici nei micro-ingranaggi

Quando parliamo di ingranaggi piccoli o piccolissimi l’errore più “pericoloso” non è quasi mai quello dimensionale, bensì quello legato alla forma reale del dente e alla sua posizione nello spazio. Vediamo perché

L’equilibrio del sistema manifatturiero sta cambiando profondamente

Tecnologie asiatiche sempre più competitive, incentivi che tardano ad arrivare e dinamiche di investimento diverse da quelle di un tempo. La questione a cui prestare attenzione non riguarda soltanto i costruttori di macchine utensili, ma l’equilibrio dell’intero sistema manifatturiero.

Materiali speciali e rivestimenti: quando la finitura fa la differenza?

Nei componenti miniaturizzati, non sempre basta lavorare bene la geometria per ottenere prestazioni e durata. In certe condizioni diventano determinanti anche il materiale, la finitura superficiale e gli eventuali rivestimenti. Il punto, però, è capire quando queste soluzioni aggiungono davvero valore e quando, invece, rischiano solo di complicare il problema.