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Dal settore Punti di vista

Riprendo il discorso sulla sicurezza nelle aziende

Un paio di settimane fa ho toccato un tema che ha sollevato non poche discussioni.
Perché non permettere di riaprire subito – scrivevo – ma solo ed esclusivamente alle imprese che lavorano davvero in condizioni di sicurezza (rispettando quindi le nuove misure dettate dall’emergenza Covid-19)? E perché non inasprire i controlli, così da multare e/o far chiudere coloro che non le rispettano?

La principale questione sollevata da chi non era d’accordo riguardava

la difficoltà nell’effettuare controlli per verificare l’effettivo rispetto delle misure di sicurezza imposte da Covid-19, a causa della forte carenza di personale addetto a questa mansione.

Bene, che possano esserci difficoltà nell’effettuare controlli a tappeto è molto probabile, per non dire indubbio. Ma credo vadano considerati e messi sul piatto della bilancia molti altri fattori, se non altro perché saremo davvero immuni a questo virus solo grazie a un vaccino, che presumibilmente non sarà disponibile prima di 12/18 mesi. Quindi purtroppo

con il Covid-19 dovremo convivere per mesi.

E poi – pur rispettando le opinioni di tutti –

mi lascia davvero perplesso il fatto che la possibile carenza di controlli venga vista come un problema talmente grande da precludere la possibilità di riapertura.

Intanto perché nelle aziende esistono le strutture sindacali, esistono i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RSL), esistono i Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) e via dicendo. Tutte entità o figure preposte proprio al controllo di situazioni a rischio.

E poi – e qui parlo da imprenditore perché lo sono da gran parte della mia vita – sono fermamente convito che le persone siano il vero valore di un’azienda, senza contare che molti dei miei collaboratori sono cresciuti con me. Non posso quindi nemmeno lontanamente immaginare di farli lavorare in condizioni di pericolo, né prima né – tantomeno – ora che siamo in piena emergenza sanitaria.
Ancora prima che scattasse qualsiasi obbligo, in MICROingranaggi avevamo già attivato lo smart working per tutte le attività che ne consentivano l’applicazione, e sospeso il lavoro di coloro che raggiungevano il nostro stabilimento con i mezzi pubblici, così come delle persone con problemi di salute e quindi più esposte a un rischio concreto. E in queste settimane di apertura limitata, la salute del personale continua a essere il mio pensiero costante e prioritario: le distanze minime sono ampiamente rispettate e, nonostante questo, stiamo pensando a separè in plexiglass da mettere tra i tavoli di lavoro e le scrivanie. A questo si aggiungono naturalmente l’uso obbligatorio di guanti e mascherine, i distributori di disinfettante in ogni reparto, la prova della temperatura quotidiana e via dicendo.

Poi, per carità, sono consapevole del fatto che non siamo tutti uguali e che di imprenditori dai pochi principi ce ne siano tanti. Ma esattamente come ci sono tanti poliziotti corrotti, preti pedofili o medici incoscienti, ma non per questo chiudiamo stazioni di polizia, chiese e ospedali. Proprio perché, fortunatamente, la gran parte di queste figure fa un lavoro prezioso in maniera eccelsa.

Dobbiamo inoltre considerare che,

a differenza di decenni fa (mi viene in mente il Sessantotto), le aziende meccaniche come MICROingranaggi sono luoghi di lavoro generalmente sicuri e gli infortuni (che da noi sono praticamente assenti) vanno quasi sempre attribuiti a comportamenti sbagliati o a incoscienza.

Ma ammettiamo pure (anche se non credo) che gli imprenditori dai pochi principi siano la maggior parte. Bene, queste persone sempre imprenditori restano e, in quanto tali, saranno sicuramente focalizzati sull’aspetto economico della loro azienda. Non è così?
Quindi vi faccio una domanda: potete immaginare quale danno rappresenterebbe un malato di Covid-19 per un’impresa (o, peggio, un focolaio)? Significherebbe una ulteriore sospensione delle attività (con tutto ciò che ne conseguirebbe), se non – nella peggiore delle ipotesi – un procedimento giudiziario verso l’azienda stessa qualora, a seguito di un controllo, le condizioni di lavoro non risultassero a norma.

di Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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