La grande carenza a livello normativo nel campo dei nuovi materiali per ingranaggi

Se ho a che fare con un materiale di nuova fabbricazione a cui ancora non è stato abbinato l’esatto calcolo di resistenza meccanica, non potrò utilizzarlo in fase di progettazione, se non applicando criteri di dimensionamento “comparativi” a quanto disponibile

Non so voi (perlomeno chi fa un mestiere analogo al mio), ma io

avverto una fortissima carenza a livello normativo nel campo dei nuovi materiali per ingranaggi.

Mi spiego meglio. Se da un lato il mercato mette a disposizione tantissime innovazioni in materia, lo stesso non si può dire delle relative norme di riferimento che non vengono aggiornate da tempo, escludendo – di fatto – la gran parte delle novità di questo comparto.

Pensateci bene. Chi, come me, si occupa di progettazione e costruzione di ingranaggi ha continuamente a che fare con nuovi materiali. Le aziende produttrici li propongono e, di conseguenza, noi tecnici li testiamo, notando – in moltissimi casi – miglioramenti rispetto a materiali che usavamo in passato. Ed è proprio a questo punto che si presenta la criticità.

Le normative di riferimento in questo campo (DIN, ISO, AGMA) prevedono che a ciascun materiale venga abbinato il relativo calcolo di resistenza meccanica (un dato fondamentale perché è proprio sulla base di questa cifra che il progettista dà il via a una serie di calcoli per individuare la durata, per esempio, di un ingranaggio sottoposto a un determinato carico e a uno specifico numero di giri).

E arrivo al punto:

se ho a che fare con un materiale di nuova fabbricazione a cui ancora non è stato abbinato l’esatto calcolo di resistenza meccanica, non potrò utilizzarlo in fase di progettazione, se non applicando criteri di dimensionamento “comparativi” a quanto disponibile (argomento che merita un capitolo a sé e di cui pertanto parlerò la prossima settimana).

Se non – in altre parole – tenendo conto di una sorta di margine che calcolerò sulla base della mia esperienza e/o sulla base di parametri di materiali affini già normati e presenti nella libreria di questo o di quel software di progettazione.

Nuovi acciai, certe tipologie di bronzo, o leghe di alluminio ci permettono di ottenere risultati davvero soddisfacenti, ma purtroppo gli enti di certificazione sono così lenti nel loro operato da finire per restare indietro di qualche decennio rispetto alla tecnologia.

La diretta conseguenza di questa carenza è quindi che i progetti migliori possono essere sviluppati soltanto da tecnici estremamente esperti (un conto è il “veterano” con 35 anni di esperienza alle spalle, un altro è l’ingegnere appena laureato che si affaccia al mondo della progettazione reale per la prima volta). Senza contare che – in ogni caso – diventa impossibile prescindere dai test, con un conseguente incremento di costi e tempi di lavorazione.

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