Carenze normative nel campo dei nuovi materiali e difetti di forma

Scrivere “secondo Norme VDA” potrebbe essere fuorviante, proprio perché la VDA è un’associazione di categoria e non un Ente certificatore, che – in quanto tale – ha anche il compito di accollarsi determinate responsabilità.

La scorsa settimana scrivevo che vedo e avverto una grande carenza a livello normativo nel campo dei nuovi materiali per ingranaggi. Carenza che impone, a chi – come me – si occupa di progettazione, di ricorrere a criteri di dimensionamento “comparativi” a quanto disponibile per poter utilizzare nei propri progetti nuovi materiali non normati, ma dal grande potenziale.

A oggi l’unica strada che conosco per far fronte a questa mancanza è quella di affidarsi agli studi effettuati dalla Verein Deutscher Ingenieure (VDI), ovvero la prestigiosa associazione degli ingegneri tedeschi, che ha sviluppato parametri di calcolo con materiali attualmente non normati tra cui anche materie plastiche e acciai sinterizzati. Non sono certo tutti i materiali disponibili in commercio, ma è indubbiamente già un grande aiuto.

Per facilitare il lavoro dei progettisti, alcuni dei software più evoluti nel campo degli ingranaggi hanno aggiornato i database dei materiali aggiungendone diversi non normati proprio secondo gli studi della VDI. E qui arrivo al dunque, perché ritengo importante fare una precisazione.
Fare riferimento a “Norme VDA” (così come è indicato da alcuni di questi software) secondo me non è così corretto, perché la VDI – pur essendo un’associazione di riferimento indubbiamente molto molto qualificata – non è un Ente di certificazione.

Gli sviluppatori di questi software sostengono che

tutto ciò che si sperimenta attraverso studi di altissima specializzazione (e quelli effettuati dalla VDA lo sono senza alcun dubbio) può essere inteso come “Norma”,

proprio perché gli Enti certificatori sono – di fatto – costituiti dagli stessi tecnici specializzati che fanno parte della VDA. Professionisti – in altre parole – che semplicemente si trovano a svolgere lo stesso compito in un posto diverso e per un committente differente.

Che cosa ne pensate? Siete d’accordo?

Tecnicamente questo discorso non fa una piega, ma – al tempo stesso – sono convinto che un difetto di forma ci sia. Questi calcoli saranno sicuramente frutto di grandi sperimentazioni, ma tutt’altro discorso è seguire le normative internazionali di riferimento. Specialmente per chi deve realizzare e vendere un progetto, e – soprattutto – assumersene la responsabilità.

Quindi, per come la vedo io,

scrivere “secondo Norme VDA” potrebbe essere fuorviante, proprio perché la VDA è un’associazione di categoria e non un Ente certificatore, che – in quanto tale – ha anche il compito di accollarsi determinate responsabilità.

Siete d’accordo? Mi piacerebbe sapere qual è il vostro punto di vista in proposito…

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