Posso raccontarti come lavoro, e magari convincerti. Ma quello che conta è che te lo sappia dimostrare

Da qualche tempo i clienti arrivano da settori sempre più regolati – dal medicale allo spazio – e prima di affidarci una commessa vogliono vedere con i propri occhi come lavoriamo. Un audit richiesto dal cliente pesa più di quanto si immagini. Ma resta l’occasione più concreta per capire dove possiamo ancora migliorare.

Durante un audit cliente di qualche settimana fa si sono verificati un paio di blackout, e ci è stato chiesto cosa succede quando, in produzione, viene a mancare la corrente. Da noi la regola è chiara, e la conoscono tutti gli operatori: se la macchina si ferma mentre il pezzo è in lavorazione, quel pezzo è compromesso e va scartato; se la lavorazione era già conclusa, il pezzo è buono, ma va verificato. Ho risposto che la domanda l’avremmo girata direttamente in reparto, perché la risposta giusta potevano darla solo loro, che vivono la produzione ogni giorno.
Una sfortuna che un blackout sia capitato proprio durante un audit cliente? Verrebbe da pensare di sì, ma io credo che, nel nostro caso, dimostrare a livello pratico la nostra capacità di reagire a situazioni del genere valga quasi più di tanti documenti.

Racconto questo episodio perché fotografa bene una tendenza che notiamo con frequenza sempre maggiore:

i clienti non si accontentano più di valutarci sulla carta, ma vogliono venire a vedere di persona come lavoriamo.

Questo non ci stupisce, non è casuale, ma l’epilogo di un percorso strategico che stiamo portando avanti da tempo e che ci sta portando all’attenzione di clienti sempre più complessi. Clienti che, per la natura di quello che fanno, devono necessariamente sottostare a standard decisamente più stringenti, coinvolgendo così anche i loro fornitori, MICROingranaggi inclusa.

Negli ultimi tempi, per esempio, abbiamo ricevuto due visite importanti da settori distanti tra loro, una da un cliente del medicale e l’altra dell’Aerospace, mondi lontani che però richiedevano iter di verifica analoghi. In entrambi i casi, infatti, il cliente è venuto a verificare di persona il nostro metodo di lavoro, attraverso quello che tecnicamente chiamiamo audit.
Il fatto significativo è che nessuno, da noi, aveva mai lavorato in questi ambiti. L’unico riferimento era l’esperienza maturata nel settore avionico, da cui abbiamo mutuato un approccio che si è rivelato assimilabile, senza richieste anomale rispetto agli standard che già seguiamo.

E arrivo a un punto che, secondo me, è decisamente importante.

Io posso raccontarti che svolgo un’attività in un certo modo, e magari il modo in cui te lo racconto ti convince pure. Ma devo poi potertelo anche dimostrare. E la dimostrazione passa da processi codificati e documentati.

Una documentazione che può essere grafica, fotografica o scritta, ma che deve esistere. Deve attestare ogni passaggio che compiamo perché un pezzo sia realizzato secondo le specifiche, e provare che ogni sua caratteristica viene presa in esame e verificata. Dove registriamo le misure, con quale frequenza, con quale strumento, in quale punto del processo. Chi stabilisce se una misura è conforme. E, soprattutto, cosa facciamo quando non lo è: lo strumento è tarato? Dov’è lo scadenziario delle tarature? Quando una misura non torna, come interveniamo?

L’aspetto positivo di questi audit è che ci hanno dato una conferma concreta di stare facendo le cose nel modo giusto, non più solo una sensazione.

Ed è una conferma che conta doppio, perché credo che queste verifiche diventeranno sempre più frequenti. E con questa prospettiva davanti, di certo non ci si può permettere di improvvisare.

Non va infatti dimenticato che la perfezione non è un traguardo raggiungibile: c’è sempre qualcosa su cui lavorare, qualcosa che si può migliorare. Sia sul piano tecnologico che su quello del coinvolgimento interno.

Giuseppe Friscia

È il Responsabile del sistema di gestione di MICROingranaggi.
Per molto tempo ha lavorato presso organismi di parte terza nel mondo delle certificazioni. Poi, a un certo punto della sua carriera, ha deciso di cambiare, passando dall'essere auditor all'essere soggetto che sottopone un sistema di gestione aziendale alla valutazione di un terzo.
La sua missione consiste nel rendere quotidiano il concetto di qualità.

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