Vi racconto cosa mi è successo un paio di giorni fa

Per ovvie ragioni in questo momento siamo preoccupati, contrariati, scoraggiati e chi più ne ha più ne metta. Vorrei però raccontarvi una cosa che mi è successa qualche giorno fa

Un paio di giorni fa ho ricevuto la telefonata di un’azienda (di cui preferisco non fare il nome) a cui la scorsa settimana avevamo mandato un’offerta. Trattandosi di un cliente nuovo per MICROingranaggi, il mio interlocutore ha voluto presentarmi la sua società, oltre che commentare tecnicamente l’applicazione per la quale avevano deciso di rivolgersi a noi. La persona con cui ho parlato mi ha anche confermato che, a breve, ci avrebbero inviato l’ordine di una prima campionatura così da poter verificare che tutto funzionasse perfettamente e così da poter effettuare i classici test di durata.

L’applicazione a cui mi riferisco è stata brevettata quasi a livello mondiale dall’azienda. Le persone con cui ho parlato si sono dette molto entusiaste e fiduciose del nuovo prodotto, al punto che – oltre alle ingenti somme già destinate alla procedura di brevetto – la loro intenzione è quella di investire molte risorse per produzione e commercializzazione.

Cosa c’è di particolare in questa vicenda?

vi domanderete. E perché ve ne sto parlando dato che per un’azienda come MICROingranaggi questa è una prassi pressoché quotidiana?
La risposta è che

di particolare non c’è proprio nulla.
Se non fosse che siamo in piena emergenza sanitaria che ha portato – fra le altre cose – a chiudere o bloccare diverse attività. Se non fosse che per la maggior parte di noi il morale è “sotto lo zerbino”. Se non fosse che le borse sono in discesa verticale. E se non fosse che siamo di fronte a una grande incertezza generale sui mercati e sul lavoro dei prossimi mesi.

Ciò nonostante questo nostro cliente

ha deciso comunque di portare avanti il lavoro legato al nuovo brevetto.

Bene, questo è secondo me il giusto approccio.

Oggi siamo preoccupati, contrariati, scoraggiati e chi più ne ha più ne metta. Ma dobbiamo farci forza (ciascuno per il ruolo che occupa), superare i nostri limiti e guardare le cose come stanno realmente: oggi è difficile, ma

il mondo non finirà per questo coronavirus.

E quando questa emergenza sarà finita (speriamo presto, ma sappiamo che prima o poi accadrà) dovremo essere pronti a riprendere come prima (se non meglio di prima). Con nuove idee, e magari anche con nuovi prodotti e nuovi servizi.
E dovremo farlo per noi, per le nostre imprese, per le persone che lavorano con noi e per le quali dobbiamo fare il possibile per garantire un futuro. Ma anche per l’economia del paese.
In queste settimane la gente si incoraggia a suon di #andratuttobene, ma io sono convinto che la positività non si limiti a questo. Credo debba concretizzarsi in una reale attività che occuperà le persone per i prossimi mesi – ciascuno per ciò che gli compete, per il ruolo che occupa e per la possibilità che ha in base a ciò che fa – e che avrà come obiettivo ultimo anche il progresso.

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