Prima della pausa estiva un cliente ci ha chiesto di lavorare dei pezzi per il giorno dopo, presentandoli come urgentissimi. Allora siamo andati a rivedere l’offerta preparata e inviata mesi prima in cui una nota da noi inserita precisava che per quella dentatura serviva un utensile dedicato, da acquistare. Nessun problema, naturalmente. L’utensile poteva essere comprato e poi impiegato anche per altre commesse. Il punto era un altro: i tempi. Tra approvvigionamento dell’utensile e lavorazione vera e propria si parlava di settimane, non di ore. E quelle settimane non si potevano comprimere, per quanto l’urgenza fosse reale. La lavorazione in sé era poca cosa, una giornata circa, ma i tempi a monte facevano la differenza.
Questa situazione ci ha messo un po’ in difficoltà, quasi come se fossimo in qualche modo in difetto per qualcosa, quando in realtà non era così, essendo noi stati chiari dall’inizio. La nota infatti c’era, ma in ufficio nessuno l’aveva letta. Un dettaglio, si dirà. Un dettaglio che però sposta tutto.
Sono partito da questo episodio perché mi sembra renda bene l’idea di una tendenza che notiamo sempre più spesso.
Le richieste arrivano all’ultimo momento e quasi sempre vengono presentate come urgenze. E i problemi, quando qualcosa va storto, finiscono spesso per ricadere su chi fisiologicamente sta al fondo della filiera.
Naturalmente non voglio farne per forza una questione di impreparazione. Il mio timore, semmai, è che stiamo assistendo a un progressivo calo di competenze specifiche. Spesso chi si occupa di acquisti è una persona magari anche capace, ma con esperienza maturata in altri comparti, e quindi con dinamiche diverse. E nella meccanica di precisione ci sono aspetti che è necessario conoscere. La costruzione di un utensile ha i suoi tempi (soprattutto se è speciale), per esempio; una tolleranza stretta non si improvvisa; la fornitura più economica non necessariamente è anche quella che va meglio. E via dicendo.
C’è poi una seconda tendenza che in parte può essere correlata alla prima, perché nasce dalla stessa radice.
Quando manca il metro per capire e giudicare il valore di ciò che si compra, alla fine resta un solo criterio: il prezzo.
E il ragionamento diventa “se costa meno è meglio”. Ma, come ho già scritto in passato, non è (quasi mai) solo una questione di prezzo. Ci sono fattori che pesano di più: la qualità, l’affidabilità nel tempo, il rispetto delle consegne, la capacità di risolvere un problema quando si presenta.
Per tutte queste ragioni c’è, secondo me, un punto centrale che noi produttori dovremmo considerare.
Se la competenza dall’altra parte si assottiglia, una parte importante del nostro lavoro dovrebbe diventare anche quella di cercare di compensare.
Spiegando, per esempio, il perché di un tempo o di un prezzo, invece di darlo per scontato. O mettendo le cose per iscritto in modo che “reggano” il passaggio da una scrivania all’altra, perché una nota che nessuno legge vale quanto una nota mai scritta. Oppure anticipando, quando possiamo, invece di rincorrere.