La fatturazione elettronica è stata l’ennesimo onere per le PMI. Non è così?

Lo chiedo perché, circa un mese fa, l’ A.P.I., l’associazione piccole e medie imprese a cui siamo iscritti e che spesso mi capita di citare anche in questo blog, ha condotto per L’Espresso un sondaggio fra i propri associati su questo tema, dal quale è emerso che il 54% degli imprenditori ritiene la fatturazione elettronica inutile.
Oggi, a distanza di qualche settimana dall’effettiva entrata in vigore di questa legge, ho deciso di condividere con voi qualche riflessione in proposito e di farlo con Antonella Silvagni, che in MICROingranaggi segue tutte le attività di amministrazione e che quindi è coinvolta in prima persona.

In una interessante intervista ad Alessandro Santoro, professore di Scienze delle Finanze all’Università Milano-Bicocca di Milano, pubblicata sempre da L’Espresso si diceva che

questa operazione funzionerebbe se la platea dei soggetti coinvolti fosse vicina alla totalità delle transazioni, cosa che non avviene a causa delle eccezioni previste dai regimi agevolati (flat tax in primis),

o, in alternativa, se l’Agenzia delle Entrate ovviasse a questa mancanza analizzando i dati raccolti tramite la fatturazione elettronica, cosa che difficilmente accadrà proprio a causa di una carenza di risorse idonee (statistici e informatici).

Queste considerazioni ci trovano sostanzialmente d’accordo. Quindi se da un lato i “piccoli” sono stati “graziati” dalla flat tax (ammesso che di piccoli si possa parlare, visto l’innalzamento a 65.000 euro di fatturato previsto dal nuovo regime), e, dall’altro, i grandi continuano ad avere le loro scorciatoie con sedi in paradisi fiscali e vari giochi di incastro di società,

la piccola/media impresa (come potrebbe essere MICROingranaggi) ha avuto l’ennesimo onere, che ha portato costi notevoli sia in termini di denaro che di tempo, e che – probabilmente – non produrrà molto più gettito di prima, perché, perlomeno per quanto riguarda il nostro settore, veniva già dichiarato più o meno tutto.

Pur non disponendo di dati certi, credo infatti che nell’industria la fatturazione sia da sempre regolare.

Poi c’è il discorso dei controlli, senza i quali verrebbe a mancare la vera utilità della fatturazione elettronica. Dal primo gennaio all’11 di febbraio il Sistema di Interscambio (SdI) gestito dall’Agenzia delle Entrate ha ricevuto 183 milioni di file, di cui solo il 4% è stato scartato. Ora, se consideriamo che l’SdI ha accettato anche fatture con errori che dovevano essere bloccanti (come per esempio documenti riportanti aliquote iva non più esistenti o con importi totali errati),

vien da pensare che i controlli siano stati volutamente piuttosto limitati, probabilmente per evitare che il sistema si bloccasse in questa prima fase che ancora non prevede sanzioni.

Non resta che vedere se e quando entreranno in vigore controlli più serrati e severi (che, ribadisco, sono indispensabili).

Penso infine sia importante toccare un altro tasto che si è rivelato piuttosto dolente.

Tutti (o quasi tutti) hanno avuto grandi problemi con le software house, che non sono state pronte a fornire gli strumenti per rispondere a questa imminente necessità, nonostante la legge fosse stata approvata da tempo.

Forse speravano in una proroga come quasi sempre succede in Italia? O forse hanno ricevuto in ritardo da chi di dovere le informazioni necessarie per sviluppare e testare le proprie integrazioni con il Sistema di Interscambio? O forse, come spesso accade, gli obblighi previsti dalla legge non sono stati così chiari come ci si sarebbe auspicato? Oppure, più probabilmente, tutti questi fattori insieme. Il fatto sta ed è che a subirne le conseguenze sono state ancora una volta le PMI.

Non è così?

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