Formazione delle nuove generazioni: va individuato lo “zero tecnico” per poi ripartire da lì

La perdita di competenza non coincide semplicemente con l’uscita di scena degli operatori più esperti. Il problema è spesso più strutturale e riguarda la difficoltà – spesso la mancanza – di un metodo in grado di trasformare quell’esperienza in formazione realmente accessibile per le nuove generazioni.

La settimana scorsa dicevamo che la tecnologia può aiutare, semplificare e rendere più efficiente il lavoro, ma resta uno strumento il cui funzionamento è strettamente legato alle competenze dell’operatore. Alla sua capacità di leggere il processo, di capire come reagisce la macchina e sfruttarne in modo consapevole le funzioni disponibili. Quando questa competenza manca, anche la tecnologia più evoluta perde parte della sua efficacia. E quando un operatore esperto esce dal mondo del lavoro, insieme a lui rischia di uscire anche una parte di quel know-how che rende davvero produttivo ciò che abbiamo investito in macchina.

Secondo me, però, la perdita di competenza non coincide solo con l’uscita di scena degli operatori più esperti.

Il problema spesso è più strutturale e riguarda la difficoltà – spesso la mancanza – di un metodo in grado di trasformare quell’esperienza in formazione accessibile per le nuove generazioni.

Vi spiego cosa intendo.

Quando si passa dalla competenza dell’operatore all’interpretazione dei parametri, il confine non è così netto come può sembrare. Oggi, grazie alla sensoristica, le macchine sono in grado di rilevare vibrazioni, sforzi anomali e condizioni di lavoro fuori standard con un’efficacia che spesso supera quella umana.
L’aspetto centrale, allora, non è più saper misurare, ma essere capaci di interpretare. Esistono situazioni in cui non basta rilevare un singolo parametro, ma occorre metterne insieme più di uno come modalità di serraggio, posizione del pezzo, velocità di rotazione, geometria dell’utensile. È qui che l’esperienza dell’operatore gioca un ruolo decisivo. Una scelta apparentemente marginale può determinare se la lavorazione sarà sicura oppure se il pezzo rischierà di muoversi, o addirittura di essere espulso.

Questo tipo di competenza rientra pienamente nel know-how tacito e comprende anche nozioni di base che spesso vengono date per scontate, ma che in realtà non lo sono affatto. Un giovane che esce da una scuola tecnica può non aver mai visto una dentatrice o una macchina utensile in funzione. In questi casi, partire da livelli troppo avanzati significa costruire la formazione su presupposti fragili.

Il punto, allora, è riportare l’insegnamento a uno “zero tecnico”, tornando a spiegare anche ciò che per chi lavora da anni in officina appare ovvio.

Ed è proprio qui che emerge una delle difficoltà maggiori: individuare il punto di partenza.

Non esiste una soglia iniziale valida per tutti. Ognuno arriva con un bagaglio diverso e, allo stesso tempo, chi deve formare non sempre percepisce quanto ciò che sta spiegando sia elementare o, al contrario, già avanzato. La sensibilità dell’operatore si riflette quindi anche nel saper capire da dove iniziare, evitando sia di dare per acquisite competenze che non ci sono sia di semplificare oltre misura.
Il problema spesso si complica quando la formazione viene affidata a operatori senior che, pur essendo molto competenti, non sempre riescono a trasmettere in modo strutturato ciò che sanno. Alcuni passaggi fondamentali restano impliciti, perché fanno parte di abitudini consolidate e di conoscenze che vengono utilizzate ogni giorno senza più essere esplicitate.

È anche per questo che, nella selezione del personale, consideriamo decisive alcune soft skills come la capacità di porsi domande, di riconoscere i propri limiti, o di affrontare situazioni nuove senza irrigidirsi. La formazione è un passaggio inevitabile e ciò che cerchiamo di capire, durante un colloquio, è se la persona sia davvero disponibile ad apprendere.

Marco Garavaglia

Approdato ufficialmente in MICROingranaggi dopo un percorso formativo e professionale nell’ambito del business management, oggi è il Sales and Marketing Manager dell'azienda.
L'impegno costante e la dedizione nell'ottica di un miglioramento continuo, per Marco, non deve essere solo nell’ambito di prodotti e servizi, ma anche delle condizioni di lavoro, della sicurezza, della sostenibilità e del benessere dei dipendenti.

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