Quest’anno abbiamo deciso di non partecipare a MECSPE.
Ora, proprio perché non è stata una scelta a cuor leggero, ma maturata con realismo, osservando ciò che per noi oggi ha senso fare, e dopo diverse partecipazioni, mi sembra giusto condividere le ragioni che ci hanno portato fin qui.
Prima di tutto premetto che
non stiamo attraversando un momento di crisi, né si tratta di una scelta dettata esclusivamente da valutazioni economiche. Semplicemente abbiamo deciso di esplorare altre strade
che, quest’anno, esulano da MECSPE.
Ma – e questo per noi è fondamentale – è una decisione che pensiamo, e speriamo, sia quella giusta per noi e per il percorso che stiamo costruendo. Non si tratta, assolutamente, di un consiglio rivolto a chi ci legge.
Per crescere bisogna mettere in discussione tutto. Continuamente. Perché ciò che fino a ieri ha funzionato non è detto che funzioni anche oggi. Magari sì, magari no. Quantomeno vale la pena domandarselo.
In un post di qualche anno fa ricordavo quando, negli anni Novanta, MICROingranaggi contava appena cinque persone all’organico. Nei giorni di fiera di allora – parlo della Sfortec – la produzione si fermava perché quasi tutto il personale era impegnato allo stand. Con il rischio, di fatto, di bloccare l’azienda e investire denaro senza alcuna certezza di rientro. Eppure, ogni sera, i miei genitori tornavano a casa con un numero sorprendente di richieste, tanto da stupire persino loro, che per primi avevano insistito per partecipare a quella fiera.
Da molti anni ormai le fiere non sono più il luogo dove “si chiudono ordini” nell’immediato. Ma ci erano sempre parse importanti perché occasioni preziose per incontrare persone, consolidare relazioni, osservare il mercato e lasciarsi ispirare. Per noi, però, ultimamente qualcosa è cambiato. Ed è da questa presa di coscienza che sono nate alcune riflessioni, che ci hanno portati a mettere in pausa la nostra partecipazione a MECSPE.
Siamo sempre stati dell’idea che investire sia fondamentale. Ma solo in ciò in cui si crede davvero. E quando ci si crede, lo si fa al cento per cento, assumendosi dei rischi, proprio come accadeva negli anni Novanta quando la mia famiglia fermava la produzione per partecipare alla Sfortec.
Partecipare a una fiera come MECSPE comporta costi rilevanti, cresciuti in modo significativo negli ultimi tre anni. E presentarsi “a metà”, con uno stand preallestito solo per risparmiare, non è nel nostro modo di fare. Anzi, secondo noi, a livello di immagine, è addirittura peggio partecipare così che non partecipare proprio.
A questo aumento dei costi – che mi limito a constatare oggettivamente senza alcuna vena polemica (anche perché probabilmente ci saranno delle ragioni) – abbiamo visto, nel nostro caso specifico, corrispondere un calo altrettanto significativo del ritorno in termini di nuovi contatti e opportunità.
L’aspetto legato all’immagine o alla presenza rimane, certo. Ma forse, alla luce di una valutazione attenta del rapporto costi/benefici, per noi è arrivato il momento di considerare altre forme di investimento. Non partecipare a MECSPE 2026, infatti, significa avere più risorse da dedicare ad altre situazioni che, in questo momento, riteniamo più adatte al percorso che stiamo costruendo.
In alcuni casi possono essere comunque eventi, come l’Aerospace & Defence Meeting di Torino della fine di dicembre. In altri casi strumenti diversi, come il marketing digitale, in cui personalmente credo molto. Ma soprattutto significa concentrare energie e risorse su ciò che, oggi, pensiamo possa portarci un ritorno più concreto.
Una risposta
Ciao Marco
condivido il tuo punto di vista e apprezzo tantissimo lo sforzo che hai fatto per renderlo pubblico. Ammiro il vostro modo di comunicare, anche perchè puo’ portare solo positività come si vede nella crescita professionale che avete avuto. Continuate così.
Un saluto
Federico