Essere curiosi al giorno d’oggi

Albert Einstein diceva: “La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell’eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po’ il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità”.

Periodicamente mi capita di sentir parlare di curiosità, ma spesso con una accezione negativa del termine e questo mi ha fatto riflettere.
Io penso che l’essere curiosi in ambito professionale sia, al contrario, un aspetto basilare ed essenziale. Albert Einstein diceva: “La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell’eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po’ il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità”.

Direi che mi trovo d’accordo al cento per cento con questa affermazione. La curiosità porta alla ricerca continua di nuovi stimoli, alla sperimentazione e, di conseguenza all’apprendimento. E questo è essenziale in ambito professionale e lo è ancora di più negli ultimi anni in cui il mondo del lavoro sta cambiando con ritmi evolutivi esasperati, e di conseguenza, richiede continuamente costante flessibilità, capacità di adattamento e nuove conoscenze.
Se poi mi soffermo a pensare a un mestiere come il nostro, credo che non possa esistere in alcun modo un progettista che non sia curioso. Anzi, non semplicemente curioso, ma curioso a livello quasi maniacale. E non solo di ciò che è prettamente tecnico, ma su tutti i fronti. L’anima di chi deve studiare e trovare nuove soluzioni, di chi deve fare innovazione passa attraverso personalità estremamente curiose. E non potrebbe essere altrimenti.

Francamente quindi non vedo aspetti negativi in tutto questo: se voglio sapere com’è fatta una determinata cosa, cerco di approfondire spinto dalla curiosità. Leggo, studio, mi informo e di conseguenza assorbo informazioni. Vien da sé che, se continuo ad acquisire informazioni, sviluppo anche conoscenza e nuove capacità. La curiosità è sintomo di intelligenza e spesso è spinta dalla passione per il proprio mestiere.

Difficilmente la curiosità si può imparare e di solito fa parte o meno del nostro modo di essere. Di sicuro le nuove tecnologie ci hanno permesso di fare enormi passi avanti in questo senso perché – tra le tante cose – sono ottimi strumenti per la soddisfazione della propria sete di curiosità: penso al web per esempio, che ha modificato completamente la gestione delle informazioni e la semplicità con cui le persone possono entrare in contatto diretto e interagire fra loro. E il tutto in tempi rapidissimi. Consultare per esempio il catalogo di un nuovo fornitore ed eventualmente contattarlo diventa questione di un attimo, e lo stesso conoscere il parere di chi ha già usato un prodotto o si è avvalso di un servizio, o ancora scoprire come risolvere un problema attraverso un articolo tecnico o prendendo spunto dal riferimento a un determinato testo e così via.

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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