È meglio un unico posto di lavoro per tutta la vita oppure cambiare ogni tanto?

Dipende, naturalmente. Ma, per come la vedo io, si può crescere professionalmente anche restando sempre nello stesso posto. Purché sussistano alcuni fattori essenziali.

Non so se sia per la situazione straordinaria che si protrae ormai da due anni (mi riferisco alla pandemia), o se semplicemente stia accadendo ora, perché così doveva essere, ma ciò che vedo è un gran movimento in ambito professionale. Molte persone che cambiano posto di lavoro, se non addirittura professione, spostandosi a fare qualcosa di analogo o anche di completamente diverso.

A prescindere da quello che accade ora nello specifico, la mia impressione è comunque che in ambito professionale da un lato ci sono persone ambiziose, che vogliono crescere, migliorarsi e imparare (ovunque le porti la strada che decidono di intraprendere). E poi ce ne sono altre che, invece, una volta acquisite le loro competenze, preferiscono uscire il meno possibile dal seminato.
A tutti coloro che appartengono alla prima tipologia domando:

è meglio un unico posto di lavoro per tutta la vita oppure cambiare ogni tanto?

Ci sono zone (penso per esempio agli stati Uniti) in cui cambiare posto di lavoro periodicamente è la norma. Zone in cui passare da un datore di lavoro all’altro, da una posizione all’altra di frequente è un fattore quasi culturale, una condicio sine qua non per poter crescere professionalmente.
Ma è effettivamente così? Io forse ho qualche dubbio a riguardo.

Attenzione, non sto dicendo che cambiare posto di lavoro non arricchisca dal punto di vista dell’esperienza e delle competenze acquisite. Lungi da me. Sto dicendo però che

si può crescere professionalmente anche restando sempre nello stesso posto. Purché, naturalmente, sussistano alcuni fattori essenziali.

Primo fra tutti l’ambiente di lavoro. Se è dinamico e stimolante, se c’è rispetto fra colleghi (aspetto tutt’altro che scontato) e collaborazione fra le persone, se vengono dati riconoscimenti adeguati (siano essi di vario tipo), e, naturalmente, se c’è la possibilità di fare formazione, allora forse vale la pena valutare seriamente se sia davvero meglio cambiare posto di lavoro per crescere o meno.

Però non è detto. Ripeto: dipende dall’azienda in cui si lavora.
Ci sono realtà come la nostra che continua a evolvere, a cambiare, a rimettere in discussione tutto, perché è naturale e fisiologico che sia così, dato che i fattori esterni cambiano continuamente. Di conseguenza a cambiare sono anche le attività che svolgono i nostri collaboratori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

Cambiare materiale per ridurre il rumore: quando funziona e quando sposta solo il problema

Passare agli ingranaggi in materiali plastici è una delle prime soluzioni a cui si pensa quando un riduttore è rumoroso. In alcuni casi funziona, in altri il problema resta e si ripresenta a caldo. Vale la pena capire perché.

Posso raccontarti come lavoro, e magari convincerti. Ma quello che conta è che te lo sappia dimostrare

Da qualche tempo i clienti arrivano da settori sempre più regolati – dal medicale allo spazio – e prima di affidarci una commessa vogliono vedere con i propri occhi come lavoriamo. Un audit richiesto dal cliente pesa più di quanto si immagini. Ma resta l’occasione più concreta per capire dove possiamo ancora migliorare.

Quando riprogettare un componente significa migliorare le prestazioni dell’intera macchina

È quello che è accaduto durante un progetto sviluppato da MICROingranaggi per un costruttore di macchine agricole, che ci ha coinvolto per ripensare un gruppo meccanico di trasmissione soggetto a malfunzionamenti durante il lavoro in campo.