Chi dovrebbe decidere in azienda se un problema è più o meno prioritario di altri?

La comunicazione tra reparti è fondamentale. Se viene a mancare, si innesca inevitabilmente una serie di problemi a catena che possono danneggiare l’intero processo.

MICROingranaggi – come praticamente tutte le imprese manifatturiere di questo mondo – è costituita da diversi reparti. Reparti che, come potete immaginare, hanno compiti ben precisi, in molti casi apparentemente slegati fra loro, ma sempre e comunque parte di uno stesso flusso.

La cosa apparentemente banale, ma che banale non è, è che

la comunicazione tra questi reparti è fondamentale.

Se viene a mancare, si innesca inevitabilmente una serie di problemi a catena che possono danneggiare l’intero processo.

Ogni volta che si verifica una criticità, per esempio, sarebbe buona norma trovare un metodo, snello e agile per coinvolgere tutte le divisioni, in modo tale che ciascuno venga messo al corrente della situazione generale e, se occorre, possa dire la sua.

Quello che invece molto spesso accade è che, vuoi per mancanza di tempo o perché si sottovaluta questo tema, aspetti come la comunicazione tra reparti passa in secondo piano (se non in terzo o in quarto) con la conseguenza che alcuni problemi continuano a girare, poiché non vengono individuati, affrontati e risolti.
Penso, per esempio, a una nuova procedura introdotta che magari agevola un reparto, ma ne danneggia un altro, con conseguenti difficoltà operative e/o malumori.

Demandare il compito di stabilire cosa è prioritario e cosa lo è meno a una figura super partes (come potrei essere io nel caso di MICROingranaggi, poiché ho una visione globale dell’azienda) non è comunque sufficiente.

Pur avendo una visione complessiva della mia azienda, potrei infatti valutare minore un problema che mi sottopone per esempio il reparto assemblaggio, perché lo paragono ad altre questioni che in quel momento mi appaiono più grandi e prioritarie da gestire e risolvere. Il fatto è, però, che magari il responsabile del reparto assemblaggio non è a completa conoscenza della situazione globale e potrebbe sentirsi frustrato dal fatto che il problema del suo reparto – che indubbiamente giudica importante e magari anche bloccante – non venga affrontato e gestito subito.

Il consiglio che mi sento di dare quindi è quello di non sottovalutare mai che il coinvolgimento e la comunicazione fra reparti, poiché si tratta di aspetti fondamentali per la crescita di una impresa.

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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