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Dal settore Punti di vista

Alla condizione di poter scegliere se dire o meno di no a un cliente ci si arriva per caso?

Noi oggi siamo in una situazione in cui effettivamente ci possiamo permettere di scegliere un cliente o anche, più in generale, un mercato, ma non ci siamo arrivati dall'oggi al domani o per un colpo di fortuna. Ci siamo arrivati seguendo un piano bene preciso.

Mi piacerebbe parlare con voi di una cosa che, secondo me, alcune volte viene un po’ minimizzata.
Tutti quanti, credo, vorrebbero trovarsi nella condizione di poter scegliere di dire NO a un cliente particolarmente ostico. O magari anche a un settore meno redditizio o meno facile da gestire di altri. Sbaglio?

C’è però chi può permettersi di scegliere, e chi invece deve fare a buon viso a cattivo gioco perché è in una situazione tale (economica o non) che non gli consente di fare proprio tutto quello che vuole.

Vi faccio, però, una domanda:

secondo voi alla condizione di poter scegliere se di dire o meno di no a un cliente particolarmente ostico ci si arriva per caso? Per un colpo di fortuna?

Intanto premetto che – pur essendo convinto del fatto che si dovrebbe sempre fare il possibile per non arrivare a rifiutare una commessa – ci sono situazioni nelle quali sarebbe bene non finire mai (a costo di dire di no pur non potendoselo tecnicamente permette).
Lavorare sottocosto, per esempio, non conviene praticamente mai. Così come non conviene accettare una commessa se si ha la consapevolezza di avere limitazioni tecniche (quando, per esempio, ciò che viene richiesto non è totalmente compatibile con le attrezzature di produzione). O, ancora, se il lotto che ci viene chiesto di produrre non è commisurato alla capacità produttiva della nostra officina.

Ecco, in questi casi è consigliabile dire di no a prescindere, onde evitare di trovarsi dopo in situazioni difficili da gestire. In tutti gli altri casi si decide valutando bene tutto il contesto (nostro e del cliente).

Noi oggi siamo in una situazione in cui effettivamente ci possiamo permettere di scegliere un cliente o anche, più in generale, un mercato, ma non ci siamo arrivati dall’oggi al domani o per un colpo di fortuna.
Ci siamo arrivati seguendo un piano bene preciso. Ci siamo posti degli obiettivi e abbiamo lavorato molto e a lungo per perseguirli. Abbiamo lavorato per individuare una precisa nicchia di prodotti e poi per arrivare a specializzarci proprio in quella.
Facile? No!! E infatti molte realtà che inizialmente avrebbero potuto essere nostre competitor hanno poi abbandonato quella strada.

Ora è chiaro che una start up – salvo situazioni particolari e rarissime – parte da una situazione completamente diversa. Deve farsi conoscere, posizionarsi, costruirsi una certa solidità economica e via dicendo, prima di prendere in considerazione di rifiutare una commessa o un cliente.
Quella stessa start up, però, può lavorare per arrivarci. Può individuare una nicchia di mercato in cui posizionarsi e definire obiettivi ben precisi da perseguire.
Sperare di arrivarci unicamente grazie a un colpo di fortuna, a parer mio, non funziona.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate…

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di Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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