Un traguardo di cui vado molto fiero, ma che non ha a che vedere con fatturato o nuovi progetti

Sono a capo di MICROingranaggi da un bel po’ di tempo ormai e in questi anni mi sono reso conto che i traguardi che mi hanno dato tanta soddisfazione non sono stati solo quelli economici e di crescita aziendale.
Ho sempre pensato che le risorse umane fossero il nostro valore più grande e naturalmente lo ribadisco anche in questa occasione. Uno dei miei principali obiettivi è stato e continua a essere quello di rendere MICROingranaggi un buon posto in cui lavorare, cosa che cerco di fare quotidianamente con il supporto dei colleghi e di Antonella soprattutto.

Un buon posto di lavoro per me significa due cose.
La PRIMA, se vogliamo, più materiale.

Un buon posto di lavoro è un’azienda dinamica, solida da un punto di vista economico, e con buone prospettive di crescita.

Poi c’è un SECONDO aspetto.

Un buon posto di lavoro è una realtà in cui si sta bene, quindi dove c’è un ambiente lavorativo piacevole e stimolante.

Serietà, umanità e correttezza non possono mancare.
Anzi, dovrebbero essere la norma, dovrebbero essere condizioni comuni un po’ a tutte le imprese, ma poi in realtà – se mi guardo intorno – mi rendo conto che spesso non è così.

Anche perché alla fine noi cresciamo perché sono le persone che lavorano con noi a darci questa opportunità, e non vale la regola (peraltro condivisa da molti) del “tu lavori per me e io ti pago, quindi siamo pari”. Non per noi, almeno. Da parte nostra c’è la volontà – quando possibile – di intervenire anche in tutti quegli aspetti che possono essere importanti per la persona.

Ebbene – e arrivo al punto – non molto tempo fa abbiamo fatto un questionario aziendale dal quale è emerso proprio questo secondo aspetto:

i punteggi più alti sono stati raggiunti dalle domande relative all’ambiente di lavoro.

E questo è stato per noi un grande traguardo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

Integrare la cultura del dato in azienda è molto più complesso di quanto sembri

Introdurre una cultura del dato in una realtà abituata a lavorare “a spanne” non significa soltanto inserire nuove competenze, ma ripensare processi, priorità e modalità decisionali. Il punto, quindi, non è raccogliere più dati, ma capire come farlo in modo sostenibile, tenendo conto di tempi, costi ed equilibrio operativo.

Non sempre ingranaggi perfetti sono sufficienti

Un riduttore può avere ingranaggi corretti dal punto di vista geometrico ma funzionare male se alberi e supporti non sono abbastanza rigidi. Questa è la ragione per cui questo aspetto deve essere affrontato già a partire dalla fase di progettazione.

Quando si parla di dati la sfida non è solo tecnica, ma anche una questione di linguaggio

Misurare i processi in azienda non è un semplice esercizio statistico, ma una sfida culturale che richiede una “lingua di mezzo” tra progettazione e produzione. E superare la paura del controllo e il ricorso ai “dipende” è il primo passo per trasformare il dato da strumento di giudizio a risorsa per il miglioramento continuo.