Qualche impressione a caldo sull’ultima BI-MU

Come non andare in visita all’ultima BI-MU (edizione numero 31)? E come, di conseguenza, non condividere qualche impressione a caldo? Perciò eccomi qui.

Prima di tutto ho notato con piacere un’atmosfera generale positiva.

Ho avvertito una notevole soddisfazione per l’andamento del 2018, tra iper/super ammortamenti e agevolazioni varie, anche se non è mancata una certa tensione in merito al prossimo anno, probabilmente a causa delle incertezze governative sul prosieguo o meno degli incentivi. E questo, tutto sommato, è più che plausibile.

Anche sulla manifestazione in sé ho avuto un’impressione positiva, anche se – come forse ho già scritto in passato – dobbiamo dimenticarci le BI-MU di un tempo.

Lo spazio espositivo non è neppure lontanamente paragonabile alle metrature degli “anni d’oro”, anche se fortunatamente stanno tornando gli stand di tutti gli espositori storici, nomi grandi e meno grandi. Il che ha portato a un incremento della superficie occupata del 10% rispetto all’edizione precedente (oltre 100mila metri quadrati, secondo quanto diffuso).

Non posso negare, però, che colpisca come gli organizzatori non siano riusciti a far tornare la BI-MU ai fasti di un tempo, visto e considerato l’attuale fermento del segmento in cui opera.

Riflettendo proprio a questo proposito, ho individuato una serie di fattori, la cui concomitanza potrebbe essere la principale causa del forte ridimensionamento di BI-MU.
I costi, prima di tutto. Diversi espositori con cui ho parlato hanno lamentato prezzi espositivi esorbitanti. A cui si aggiunge il fatto che, a discapito di BI-MU, è cresciuta parecchio AMB di Stoccarda, il che ci pone di fronte a due fiere davvero molto simili, oltre che vicinissime sia geograficamente che temporalmente, che ovviamente hanno finito per ostacolarsi.
A peggiorare la situazione di BI-MU è stata inoltre la forte crescita degli ultimi anni di MECSPE, esposizione primaverile e quindi alternativa non concorrenziale ad AMB.

Nulla da dire, invece, in merito ai prodotti in mostra, che personalmente ho trovato interessanti come sempre.

Ho incentrato la mia visita in fiera principalmente sulle macchine utensili per asportazione e sulle attrezzature di misurazione e controllo, segmento dove ho trovato soluzioni interessanti, ma non grandi novità.
In compenso ho riscontrato una notevole crescita nell’ambito dei sistemi di automazione e asservimento alle macchine (quindi carico e scarico), sempre più performanti, flessibili e meno costosi. A cui va ad affiancarsi una crescita esponenziale dell’offerta relativa ai robot collaborativi e ad altri “accessori” fondamentali quali sistemi di visione, attrezzature di presa pezzo e software sempre più intuitivi ed evoluti. È probabile che la spinta allo sviluppo di questi comparti nasca dalla difficoltà delle aziende nel trovare personale tecnico, il che dimostra come la tecnologia tenda sempre alla risoluzione di problemi e carenze.

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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