Misura cordale di un ingranaggio con micrometro a piattelli: alcune accortezze

Il fatto che questo metodo sia veloce e non richieda l’ausilio di strumenti sofisticati, non significa che sia anche semplice da eseguire. O, meglio, funziona bene solo se chi la utilizza sa davvero cosa sta facendo. Sono necessarie conoscenze specifiche, una certa manualità e, soprattutto, esperienza.

Nel nostro settore esiste una procedura storica e non automatizzata che continua a essere molto utilizzata, sia a bordo macchina sia in controllo qualità, perché è rapida e non richiede attrezzature complesse. Mi riferisco alla

misura cordale di un ingranaggio con micrometro a piattelli, conosciuta anche come misura Wildhaber.

Il fatto però che questo metodo sia veloce e che non richieda l’ausilio di strumenti sofisticati, non significa che sia anche semplice da eseguire. O, meglio, funziona bene solo se chi la utilizza sa davvero cosa sta facendo.
Mi spiego meglio: poiché lo strumento impiegato è un micrometro, restano valide tutte le accortezze di base – pulizia, verifica dello zero, condizioni ambientali accettabili – che in officina dovrebbero essere prassi consolidata. Nel caso della misura cordale, però, a queste si aggiungono alcune precauzioni specifiche, che possono incidere in modo sensibile sull’attendibilità del risultato.

La prima riguarda il posizionamento dei piattelli, che devono appoggiarsi correttamente sui fianchi dei denti scelti, senza forzature e senza interferenze con smussi o bave.
Poi c’è la scelta del numero di denti di riferimento. Un dettaglio tutt’altro che secondario, poiché la misura dipende direttamente da questo parametro e un’impostazione errata renderebbe il risultato inutilizzabile, anche con uno strumento in perfette condizioni.
Un altro aspetto da considerare, spesso sottovalutato, è poi di natura geometrica, ossia la perpendicolarità rispetto all’asse dell’ingranaggio. Il micrometro deve lavorare in modo coerente con la geometria del pezzo, altrimenti si introduce una componente di errore che non ha nulla a che vedere con il profilo del dente.
È anche per questo che è preferibile posizionare lo strumento su un supporto stabile, come nella configurazione classica tipica di molte applicazioni. La stabilità migliora la ripetibilità e riduce l’influenza della mano dell’operatore.
Un’ulteriore attenzione va infine riservata allo stato superficiale della dentatura. Sbavature, smussi e impurità possono falsare l’appoggio dei piattelli e quindi la quota letta.
Altro aspetto che vale la pena considerare è che la misura cordale è un metodo che presenta dei limiti. Si tratta di un controllo rapido e indiretto, utile per verifiche immediate, ma incapace di restituire la forma reale del dente o di distinguere tra le diverse cause di un errore.
Non va dimenticato, infine, che in fase di set-up macchina è opportuno ripetere la misura in più punti della dentatura, così da intercettare eventuali errori di divisione, che restano comunque più facilmente evidenziabili con strumenti dedicati, come l’evolventimetro.

MORALE..

La misura cordale, quindi, è semplice solo in apparenza. È uno strumento pratico e ancora molto utile, ma non automatico. Richiede conoscenze specifiche, una certa manualità e, soprattutto, esperienza.

Senza questi elementi può generare differenze significative tra operatori. In altre parole, è una misura che va capita prima di essere usata: solo così può diventare davvero affidabile.

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

Tutti i suoi articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

Posso raccontarti come lavoro, e magari convincerti. Ma quello che conta è che te lo sappia dimostrare

Da qualche tempo i clienti arrivano da settori sempre più regolati – dal medicale allo spazio – e prima di affidarci una commessa vogliono vedere con i propri occhi come lavoriamo. Un audit richiesto dal cliente pesa più di quanto si immagini. Ma resta l’occasione più concreta per capire dove possiamo ancora migliorare.

Quando riprogettare un componente significa migliorare le prestazioni dell’intera macchina

È quello che è accaduto durante un progetto sviluppato da MICROingranaggi per un costruttore di macchine agricole, che ci ha coinvolto per ripensare un gruppo meccanico di trasmissione soggetto a malfunzionamenti durante il lavoro in campo.

Gli ingranaggi possono essere perfetti, ma il riduttore non funzionare comunque alla perfezione

Nei micro-riduttori la precisione non è una proprietà del singolo componente, ma del modo in cui i pezzi stanno insieme a montaggio finito. Anche con ingranaggi perfetti, è il montaggio – a partire dall’interasse fissato dalla carcassa – a decidere quanto bene il riduttore funziona.