Solo un’idea su come e quando riprendere

Vorrei riprendere il discorso della scorsa settimana, perché ho il timore che qualcuno abbia in parte frainteso quello che ho scritto. Lo scopo dei miei post, infatti, non è quello di fare polemica su questo o quell’altro tema (men che meno sull’argomento Covid-19), lungi da me! Di polemiche ce ne sono fin troppe sui social.
Il mio scopo è sempre il confronto e lo è ancora di più in questo momento che, per ovvie ragioni, gli incontri e i confronti vis-à-vis sono molto, molto limitati. Può essere benissimo, pertanto, che qualcosa mi sfugga e quindi ben venga qualsiasi punto di vista differente dal mio, e ben vengano le opinioni di chi magari è informato meglio di me su questo o quell’altro argomento.

Premesso ciò, riprendo il discorso iniziato la scorsa settimana, quando scrivevo che – a parer mio – il Governo dovrebbe essere più trasparente in merito alla strategia che sta seguendo. Indicando e spiegando in maniera chiara sulla base di quali dati prende certe decisioni (per esempio quali aziende debbano momentaneamente chiudere e per quanto tempo) e, soprattutto, con quali obiettivi (temporali e in numero dei contagi). Altrimenti viene davvero difficile credere che una strategia a breve, medio o lungo termine effettivamente ci sia.

Al momento il lockdown resta fissato fino al 13 aprile e non è ancora stata definita una data precisa per la ripresa delle attività. Iniziano solo a delinearsi le prime ipotesi.

Seguite quindi il mio ragionamento.

A febbraio in MICROingranaggi abbiamo fatto un grandissimo lavoro di definizione e messa in pratica di tutte le nuove misure di sicurezza nate dall’emergenza Covid-19.

Quindi reperimento di disinfettanti e mascherine, riorganizzazione del flusso del personale così da garantire distanze di sicurezza ed evitare assembramenti in luoghi specifici, chiusura della mensa, riorganizzazione della produzione, attivazione dello smart working e via dicendo.

Obiettivo di questo grande e oneroso lavoro era quello di scongiurare una chiusura: quindi continuare a lavorare in condizioni di sicurezza, senza dover chiudere.

E come noi hanno fatto moltissime altre imprese.
Poi però cos’è successo? È successo che dopo appena tre settimane o poco più il Governo ha varato un nuovo decreto che obbligava le imprese non di primaria necessità (incluse quindi anche quelle che – come noi – avevano aggiornato le misure di sicurezza) a chiudere.
Quindi la domanda che verrebbe spontaneo porsi è:

ma allora tutto ciò che è abbiamo fatto a febbraio è stato inutile?

E ancora:

e se tutto quello che abbiamo fatto per mettere in sicurezza le nostre imprese e i nostri lavoratori tra fine febbraio e inizio marzo è stato inutile, come facciamo a sapere che altrettanto inutile non sarà anche questo lockdown? Un lockdown che sta mettendo letteralmente in ginocchio l’economia del nostro paese.

Perché, se riflettiamo bene, forse andrebbero valutati anche altri fattori.
Solo nella giornata di sabato 4, per citarne uno, sono state fatte 9300 denunce di persone che non hanno rispettato gli obblighi stabiliti dall’ultimo decreto. Il che fa pensare che a violare tali obblighi siano state molte, ma molte più persone di quelle effettivamente multate.
E poi – per citarne un altro – siamo davvero sicuri che, prima del lockdown, tutte le imprese avessero effettivamente attuato le nuove misure di sicurezza dettate dall’emergenza Covid-19? Io non ne sarei così sicuro.

Pertanto arrivo al punto:

ma perché non permettere di riaprire subito, ma solo ed esclusivamente alle imprese che lavorano davvero in condizioni di sicurezza? E perché non inasprire i controlli, così da multare e/o far chiudere coloro che non le rispettano?

La mia è solo un’idea, un’opinione e – ripeto – sarei davvero felice di conoscere anche i vostri punti di vista a riguardo. Inclusi quelli diversi dal mio…

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