Categorie
Dal settore Punti di vista

Per un’azienda è più facile cambiare se è piccola oppure se è grande?

In un post di qualche tempo fa scrivevo che la fabbrica del futuro per me è e sarà sempre di più quella che riuscirà ad andare alla stessa velocità delle esigenze di un mercato che cambia sempre più in fretta e che diventa sempre più esigente. Tutto il resto sarà più o meno direttamente legato a questo: macchinari, reparti, e così via.

Ragionando in quest’ottica, mi domando e vi domando,

per un’azienda è più facile cambiare se è piccola oppure se è grande?

Intanto va premesso che si tratta di processi evolutivi che durano anni, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa. A caldo verrebbe da pensare che più un’azienda è piccola e più dovrebbe fare in fretta a cambiare. È anche vero però che alcuni processi evolutivi (specie quelli più consistenti e strutturali) richiedono una disponibilità economica che è più facilmente reperibile dalle realtà più grandi.

Se infatti pensiamo alla grande impresa – quindi oltre 250 dipendenti e un fatturato che arriva a superare i 50 milioni di euro – è fisiologico pensare che avendo più risorse (economiche in primis), dovrebbe avere maggiore facilità a mettere in moto e portare a termine questo processo. È anche vero però che l’impegno economico necessario per attivare una evoluzione così strutturata oltre a essere importante, sarà anche direttamente proporzionale alla dimensione dell’impresa stessa.
Senza contare, poi, che coinvolgere così tante persone in un processo evolutivo così complesso potrebbe creare non poche difficoltà perché – come abbiamo già visto in passato – ci si potrebbe scontrare con l’innata resistenza al cambiamento che caratterizza i più.

Ora, dal momento che – come ho scritto – il cambiamento non parte da un piano tecnologico, quanto piuttosto da quello mentale e culturale, lo snodo più grosso non dovrebbe essere l’investimento in macchinari e strumentazioni, quanto piuttosto il cambiare sistema di lavoro, inteso come quell’insieme di accorgimenti e misure necessari per riorganizzare internamente e strutturalmente la propria azienda. In altre parole, il vero cambiamento sta nel comprendere che non dovremo più lavorare come abbiamo fatto fino a ieri, ma dovremo iniziare a lavorare in un altro modo.

Se questo ragionamento è corretto, quindi, la domanda da porsi non dovrebbe essere se per un’azienda è più facile cambiare se è piccola oppure grande, ma piuttosto:

le persone cambiano più velocemente il proprio modo di lavorare in un’azienda piccola oppure grande?

Io credo nella piccola: ci sono meno persone e in genere c’è più spirito di collaborazione. Vien da sé poi che determinante sarà anche la figura che guiderà tale cambiamento e il modo in cui riuscirà a coinvolgere gli altri.

C’è anche però chi sostiene che, se pensiamo a un cambiamento epocale come potrebbe essere quello legato a Industry 4.0, sono le imprese piccole ad aver bisogno di più tempo per una evoluzione culturale e, di conseguenza, per integrare le cosiddette tecnologie abilitanti con il resto della propria struttura.
È vero anche questo. Così com’è vero – secondo me – che, per come viene intesa Industry 4.0 oggi, probabilmente non è fatta per le piccolissime o micro imprese, che in Italia sono la maggior parte.

Credo che la cosiddetta quarta rivoluzione industriale nel nostro Paese sia possibile solo per le imprese che hanno almeno 50/100 dipendenti.

di Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *