Tutta questione di rispetto

È necessario partire dal presupposto che le persone che lavorano con noi sono le nostre risorse. Che ogni risorsa è una persona, ancor prima di essere un dipendente, e – in quanto tale – merita rispetto. Banale? Retorico? Io non ne sono così convinto.

È necessario partire dal presupposto che

le persone che lavorano con noi sono le nostre risorse. Che ogni risorsa è una persona, ancor prima di essere un dipendente, e – in quanto tale – merita rispetto.

In quanto tale, deve essere trattato alla pari (anche se nella gerarchia aziendale è un sottoposto).

Banale? Retorico? Forse a parole, ma nei fatti non ne sono così convinto.

Molti sostengono che sia sufficiente dare alle persone flessibilità e autonomia di gestione per “far funzionare le cose in azienda” e in un certo senso sono d’accordo, ma non è, secondo me, l’aspetto principale. Voglio dire che

flessibilità e autonomia di gestione sono importanti, certo, ma sono una conseguenza diretta di altri fattori. Rispetto in primis, che, secondo me, è la chiave di tutto.

Vi spiego perché.
Lavorando tutti giorni incontriamo dei problemi. Più o meno grandi. Ci imbattiamo in situazioni spesso difficili da gestire, perché – grazie al cielo – siamo tutti diversi e quando queste diversità si incontrano, non sempre si risolvono senza intoppi. Così come non sempre esistono regole che vanno bene per tutti.
Al contrario, però,

ci sono delle condizioni di base che vanno bene per tutti e avere rispetto del prossimo è sicuramente una di queste.

Se chi ho di fronte sa che lo/la rispetto come persona, nel momento in cui – per esempio – mi trovo costretto a fare un’osservazione su qualcosa che ha fatto o che non ha fatto in maniera ottimale, è probabile che tale osservazione non venga accolta negativamente.
Questo perché chi ho di fronte saprà che non lo/la sto giudicando come persona in sé, ma solo in merito a qualcosa fatto in un momento specifico.

Prima di parlare o di agire, dovremmo provare a fare lo sforzo di cercare di immaginare come si vorrebbe essere trattati se ci si trovasse “dall’altra parte”. Riuscire a dire la stessa cosa con buone maniere – come scrivevo qualche tempo fa – e portando rispetto – aggiungo ora – può fare davvero la differenza e pone le basi per una collaborazione più proficua.

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