Sistema di gestione aziendale: la complessa posizione di chi controlla

È molto difficile esprimere una valutazione senza avere il quadro completo di tutti gli elementi. Spesso è impossibile o porta a trarre conclusioni sbagliate. È il caso di alcuni audit di parte terza che, di sovente, concludono delle valutazioni senza disporre di tutta la conoscenza delle dinamiche interne alle aziende oggetto di audit.

Per molto tempo ho lavorato presso organismi di parte terza nel mondo delle certificazioni, ma, a un certo punto della mia carriera, ho deciso di cambiare, passando di fatto dall’essere auditor di parte terza – Colui che tutto sa e tutto dice (lo dico scherzando!) – all’essere soggetto che sottopone un sistema di gestione aziendale alla valutazione di un terzo.

Oggi sono il Responsabile del Sistema di Gestione di MICROingranaggi e la ragione che mi ha portato a imboccare questa nuova strada è stata, prima di tutto, la voglia di tornare a cimentarmi con l’operativa applicazione delle Norme,

dove per “Norme o standard” intendo quel condensato di best practice riconosciute a livello internazionale nell’ambito dell’organizzazione e della gestione aziendale, siano esse in materia di qualità, ambiente, sicurezza e via dicendo.

Ebbene, questo cambio di ruolo mi ha dato la conferma di qualcosa che sospettavo da tempo e che mi piacerebbe spiegarvi in questo post.

Parto dall’inizio.
Quando un’azienda decide di dichiarare al mondo economico che il suo modello di gestione aziendale è conforme a uno standard (pensiamo per esempio alla più nota UNI EN ISO 9001 per il Sistema di Gestione per la Qualità), deve farlo verificare a un soggetto terzo.
In che modo? Attraverso un audit di certificazione.

In questa procedura il “soggetto di parte terza”, quindi di fatto l’ente certificatore, avvalendosi dell’auditor, ha la possibilità di vedere rappresentate, attraverso le evidenze (cioè attraverso i riferimenti documentali visionati e registrati nel corso dell’audit), le dinamiche aziendali (quindi di gestione) intercettate in quella finestra temporale che va da poche ore a qualche settimana al massimo (è il caso, quest’ultimo, di aziende multi sito e/o dimensioni di attività molto estese).

Il risultato è che le valutazioni, seppur basate su evidenze oggettive ricavate in campo, risentono – da un lato – di una certa discrezionalità dei criteri di campionamento (basato sul giudizio o statistico?), e – dall’altro – di una tempistica, giusto o sbagliato che sia, a volte molto ridotta, che non agevola l’auditor nella comprensione di tutti gli elementi di contesto (commitment direzionale, personalità presenti nell’area, conflittualità presenti o passate, e via dicendo).

Il vivere in prima persona quella sorta di “facilità” nel dare un giudizio mi aveva sempre sollevato qualche dubbio a riguardo. Spesso, nel corso della mia vita professionale, mi sono chiesto: “Ma se fossi dall’altra parte, sarei in grado di gestire questa o quella situazione?”.

Ecco,

questo, secondo me, è il vero limite degli audit di parte terza. Ovvero il fare delle valutazioni lasciando che il contesto rimanga sullo sfondo, quando potrebbe essere proprio l’origine di tutte le dinamiche quotidiane dell’azienda.

È molto complesso dare un giudizio senza avere tutti gli elementi. Spesso è impossibile o porta a trarre delle conclusioni sbagliate.

E lo dico perché un’azienda lavora in un contesto caratterizzato da sue specificità che molto spesso l’auditor non conosce. Ma non perché stia facendo male il suo lavoro; ma perché fisiologicamente non può conoscerle. Le problematiche legate alle forniture, per esempio, chi arriva da fuori non può vederle. E il banale “cambiare fornitore” – soluzione apparentemente più logica per ovviare al problema – il più delle volte non è possibile nel breve termine, perché richiede procedure lunghe e complesse (si pensi al processo di omologazione nelle forniture automotive).

Quindi analizzare le problematiche specifiche di un’azienda in maniera più approfondita porta molto spesso a un cambio di prospettiva.

L’essere obbligati, in altre parole, a vedere la realtà sotto una luce diversa, ha come conseguenza l’andare a modificare l’ordine di priorità di tante cose, a partire dalla pianificazione di determinati interventi migliorativi.

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