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Punti di vista Tecnicamente parlando

È possibile diversificare due soluzioni realizzate per applicazioni simili?

Secondo noi sì, perché per realizzare due soluzioni destinate ad applicazioni simili fra loro, non partiamo mai da un progetto già esistente, bensì da una richiesta specifica e quindi da un brief di progetto con il cliente...

Parlando di meccanica di precisione (e magari non solo di quella), pensate sia possibile diversificare due o più soluzioni realizzate per applicazioni simili? Non è una domanda trabocchetto, mi piacerebbe solo conoscere il vostro punto di vista su una questione che mi capita spesso di affrontare e discutere con i miei clienti. Ciò che accade in genere è questo:

due acquirenti che operano nello stesso settore ci contattano per un progetto che vorrebbero affidare a noi, consapevoli che potremmo essere l’interlocutore giusto, ma un po’ timorosi del fatto che potremmo avere un loro concorrente nel nostro parco clienti.

Una situazione che si verifica abbastanza spesso in MICROingranaggi. Poco per volta nel corso degli anni abbiamo infatti costruito una rete di clienti provenienti dai più disparati settori merceologici – automazione, robotica, packaging, domotica, medicale, navale, tessile, aeronautico, militare… – e questo ci ha portati anche a dover gestire richieste di soluzioni per applicazioni affini, se non addirittura uguali.
Quasi tutti i clienti ci chiedono di firmare accordi di riservatezza, alcuni (raro ma a volte capita) contratti di esclusiva.

C’è però una questione che molti spesso ignorano o addirittura a volte stentano a credere. Le soluzioni che forniamo sono sempre diverse le une dalle altre, anche nel caso di applicazioni simili.
Com’è possibile? Lo è perché pensiamo che fornire a un cliente un prodotto praticamente identico a quello realizzato per un suo competitor non sia il corretto modo di procedere. E questo non solo da un punto di vista etico, ma anche e soprattutto per una questione di customizzazione della soluzione che stiamo proponendo.

Per realizzare due soluzioni destinate ad applicazioni simili fra loro, infatti, non partiamo mai da un progetto già esistente, bensì da una richiesta specifica, da un brief di progetto con il cliente.

Ed è proprio procedendo in questo modo che ci siamo accorti che le richieste che riceviamo non sono mai uguali le une alle altre. Anche se parliamo di prodotti simili per applicazioni analoghe, ci saranno sempre delle differenze.

Vuoi per il contesto applicativo, per le dimensioni, o per la filosofia aziendale. O ancora: c’è chi magari è più orientato verso la necessità di avere un prodotto silenzioso, chi invece punta sulla resistenza. Queste differenze di partenza, apparentemente marginali, di fatto portano alla realizzazione di soluzioni completamente diverse fra loro.

Riprendo un esempio pratico che vi avevo già fatto qualche tempo fa. Immaginiamo che il prodotto in questione sia una pinza tronchese per il taglio e la spelatura dei cavi elettrici. Le condizioni di funzionamento di massima di uno strumento del genere sono note. Ciò non toglie che molto probabilmente le esigenze di partenza saranno differenti. Può capitare per esempio che chi la deve utilizzare la faccia cadere spesso al suolo perché gli sfugge di mano, informazioni dalle quali si desume che il cliente voglia puntare sulla robustezza del prodotto. Oppure può succedere che tale strumento debba essere usato principalmente all’interno di spazi limitati e che pertanto sia necessario focalizzarsi su una miniaturizzazione della soluzione.

di Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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