Non è possibile fare un confronto con gli anni Settanta/Ottanta

Era un periodo in cui le industrie italiane avevano generalmente redditività molto più alte di quelle odierne e, di conseguenza, anche una capacità di investimento di gran lunga superiore.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che, partendo da una dichiarazione del presidente del Censis in cui sosteneva che l’inflazione degli anni Settanta/Ottanta fu uno stimolo alla crescita, affermava che oggi il nostro Paese sembra avere perso la forza di reagire.

Ecco, discorsi come questo mi fanno accapponare la pelle.

Perché il fatto è, secondo me, che non è che il nostro paese abbia perso la voglia di reagire. È che – molto semplicemente – il contesto storico-economico attuale è completamente diverso da quello degli anni Settanta/Ottanta, e, per questo, non minimamente paragonabile.

Il decennio Settanta/Ottanta era un periodo in cui l’Italia veniva considerata un po’ come la “Cenerentola d’Europa” e tanti stranieri “vicini di casa” venivano da noi a fare acquisti perché i prezzi erano più bassi. Era un periodo in cui le imprese italiane avevano molto lavoro poiché non c’era ancora la concorrenza spietata dall’Asia con la quale siamo costretti oggi a fare i conti.

Era un periodo in cui le industrie italiane avevano generalmente redditività molto più alte di quelle odierne e, di conseguenza, anche una capacità di investimento di gran lunga superiore.

Non si può generalizzare, certo. Ma oggi gli utili delle aziende sono mediamente più risicati di quanto lo fossero cinquant’anni fa. Ciò significa che se quel poco che le imprese riescono a guadagnare viene fagocitato dall’inflazione, inevitabilmente la capacità di investimento si ridurrà con tutto ciò che ne consegue.

Quindi, per come la vedo io,

il nostro Paese non ha affatto perso la voglia di reagire che aveva un tempo. Stiamo solo parlando di due epoche completamente diverse.

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

Tutti i suoi articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

Perché non parteciperemo a MECSPE 2026

Per crescere bisogna mettere in discussione tutto. Continuamente. Perché ciò che fino a ieri ha funzionato non è detto che funzioni anche oggi. Magari sì, magari no. Quantomeno vale la pena domandarselo. E questo, naturalmente, vale anche in ambito marketing.

Formazione delle nuove generazioni: va individuato lo “zero tecnico” per poi ripartire da lì

La perdita di competenza non coincide semplicemente con l’uscita di scena degli operatori più esperti. Il problema è spesso più strutturale e riguarda la difficoltà – spesso la mancanza – di un metodo in grado di trasformare quell’esperienza in formazione realmente accessibile per le nuove generazioni.

Alcune tecnologie vengono proposte come risposta alla carenza di personale qualificato. Ma è davvero così?

Dipende. Una stessa tecnologia può dare risultati molto diversi a seconda di come viene utilizzata. Senza competenze adeguate e senza un percorso di crescita strutturato, anche le macchine più evolute rischiano di esprimere solo una parte del loro potenziale.