Non è possibile fare un confronto con gli anni Settanta/Ottanta

Era un periodo in cui le industrie italiane avevano generalmente redditività molto più alte di quelle odierne e, di conseguenza, anche una capacità di investimento di gran lunga superiore.

Qualche tempo fa ho letto un articolo che, partendo da una dichiarazione del presidente del Censis in cui sosteneva che l’inflazione degli anni Settanta/Ottanta fu uno stimolo alla crescita, affermava che oggi il nostro Paese sembra avere perso la forza di reagire.

Ecco, discorsi come questo mi fanno accapponare la pelle.

Perché il fatto è, secondo me, che non è che il nostro paese abbia perso la voglia di reagire. È che – molto semplicemente – il contesto storico-economico attuale è completamente diverso da quello degli anni Settanta/Ottanta, e, per questo, non minimamente paragonabile.

Il decennio Settanta/Ottanta era un periodo in cui l’Italia veniva considerata un po’ come la “Cenerentola d’Europa” e tanti stranieri “vicini di casa” venivano da noi a fare acquisti perché i prezzi erano più bassi. Era un periodo in cui le imprese italiane avevano molto lavoro poiché non c’era ancora la concorrenza spietata dall’Asia con la quale siamo costretti oggi a fare i conti.

Era un periodo in cui le industrie italiane avevano generalmente redditività molto più alte di quelle odierne e, di conseguenza, anche una capacità di investimento di gran lunga superiore.

Non si può generalizzare, certo. Ma oggi gli utili delle aziende sono mediamente più risicati di quanto lo fossero cinquant’anni fa. Ciò significa che se quel poco che le imprese riescono a guadagnare viene fagocitato dall’inflazione, inevitabilmente la capacità di investimento si ridurrà con tutto ciò che ne consegue.

Quindi, per come la vedo io,

il nostro Paese non ha affatto perso la voglia di reagire che aveva un tempo. Stiamo solo parlando di due epoche completamente diverse.

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