Migliorare la qualità aziendale: una soluzione dall’interno

Il passaggio fondamentale dovrebbe essere che vi fosse una figura interna all’azienda sottoposta al controllo, in grado di comunicare con quella esterna addetta al controllo, creando così una sempre maggiore sinergia tra le imprese e gli audit di parte terza.

Nell’ultimo articolo che ho scritto sul MICROjournal ho toccato un tema che – nel mio passaggio di ruolo da “auditor di parte terza” a quello di “soggetto che sottopone un sistema di gestione aziendale alla valutazione di un terzo” – mi sono accorto essere tutt’altro che banale.

Il nocciolo del discorso era questo: quando l’ente certificatore – avvalendosi dell’auditor – deve valutare un’azienda, molto spesso non è completamente a conoscenza del contesto sullo sfondo dal quale in genere hanno origine le dinamiche quotidiane di quella realtà. Ma non perché stia facendo male il suo lavoro; proprio perché – non essendo a stretto contatto con l’azienda in questione – fisiologicamente non può conoscerle.

In ogni caso, qualunque sia la ragione

è – a mio avviso – molto difficile esprimere una valutazione senza avere il quadro completo di tutti gli elementi. Spesso è impossibile o porta a trarre conclusioni sbagliate.

Oggi riprendo l’argomento perché, secondo me, esiste un modo per uscire da questo impasse (almeno sulla carta). Una soluzione di cui mi sono reso conto proprio in questo ultimo anno da “interno” in MICROingranaggi.

Il passaggio fondamentale dovrebbe essere che vi fosse una figura interna all’azienda sottoposta al controllo (il responsabile del sistema?), in grado di comunicare con quella esterna addetta al controllo, creando così una sempre maggiore sinergia tra le imprese e gli organismi di parte terza.

Ma in che modo? Da un lato le realtà addette al controllo dovrebbero essere maggiormente coinvolte nelle problematiche quotidiane aziendali. E, dall’altro, il livello di conoscenza e il know-how in materia di gestione della qualità delle figure incaricate interne alle aziende potrebbe essere – in linea generale e con tutte le eccezioni del caso – più approfondito.

Penso che la gran parte di voi conosca il gioco degli scacchi e sappia bene che chi non conosce le regole corre il rischio di subire per tutta la partita, senza quasi riuscire a giocare. Ecco, nell’ambito della qualità il discorso è più o meno lo stesso.

Aumentare il proprio livello di conoscenza e approfondimento delle Norme consente di “fare qualità in modo attivo”, essendo di supporto all’auditor di parte terza nel “leggere” determinati requisiti calati in modo empirico nella realtà oggetto di audit.

Ora, come ben sappiamo, il tessuto produttivo italiano è costituito soprattutto da realtà di piccole e medie dimensioni, che non sempre possono permettersi di avere nel proprio organico la figura del Responsabile del sistema di gestione, ma una soluzione in questo senso, secondo me, potrebbe arrivare dalle associazioni di categoria o dalle camere di commercio, ovvero da tutti quei satelliti che ruotano attorno alle piccole e micro imprese e che potrebbero fornire quel tipo di supporto conoscitivo – sotto forma di formazione oppure attraverso l’intervento di un professionista – che l’azienda da sola spesso fatica ad avere.

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