In che modo valutate una risorsa prima di assumerla?

Come sapete MICROingranaggi dà un valore molto importante alle risorse umane e per questo mi capita spesso di riflettere su questo tema. Brigette Hyacinth (autrice fra l’altro del recente The Future of Leadership: Rise of Automation, Robotics and Artificial Intelligence) ha scritto:

“Se volete assumere i migliori talenti, smettete di cercare il curriculum perfetto o il dipendente perfetto, concentratevi sul valore che le persone possono offrire’’.
Siete d’accordo?

Chiaro è che quando si sta cercando una figura professionale – qualunque essa sia – non è possibile non guardare il curriculum. Non è possibile, in primis, non fare un’analisi di quelle che sono le sue competenze professionali. Se sto cercando, per esempio, un operaio tecnico per il tornio, vien da sé che il suo CV dovrà evidenziare che quella persona ha esperienza in quell’ambito.

Fatta però una prima scrematura, si fanno poi altre valutazioni. In MICROingranaggi per esempio da un po’ di tempo a questa parte abbiamo smesso di privilegiare il più alto livello assoluto di competenze tecniche o professionali a scapito di altri fattori che non sono scritti nel CV ma che potrebbero essere altrettanto importanti. Tutto sta, ovviamente, nel cercare di intuirli e percepirli nel corso dei colloqui.
Mi riferisco, per esempio, all’equilibrio e, più in generale, all’aspetto caratteriale della risorsa che, in base alle valutazioni fatte, meglio si potrebbe adattare al contesto in cui verrà inserita. O anche alle potenzialità di crescita professionale che sembra prospettare (un aspetto, quest’ultimo, piuttosto difficile da valutare).

Ma soprattutto è molto importante – a nostro avviso – il livello di motivazione che la persona dimostra di avere.

Vi faccio un esempio pratico. Di recente abbiamo assunto una nuova figura, un ingegnere della produzione, alla quale – in sede di colloquio – abbiamo deciso di far trascorrere qualche ora in quello che sarebbe dovuto diventare il suo ambiente di lavoro: il reparto produzione di MICROingranaggi. Abbiamo ritenuto che tale passaggio fosse molto importante, soprattutto perché questa risorsa proveniva da un contesto lavorativo completamente diverso. Da quella breve esperienza, la persona ne è uscita entusiasta: vedere da vicino e lavorare in un ambiente in cui qualcosa veniva realmente prodotto e che quindi andava di fatto a concretizzare quello che aveva studiato all’università, la incuriosiva, coinvolgeva e appassionava molto.
Ecco: questo suo entusiasmo, secondo noi, è stato uno degli indicatori più importanti.

Poi c’è il discorso dei social media.

Siamo nell’era digitale, in un’epoca nella quale pressoché ciascuno di noi ha almeno un profilo su Facebook e su LinkedIn, a cui si aggiungono spesso anche account su altri social. Ecco, dare uno sguardo a come la risorsa che stiamo valutando di assumere si pone appare al di fuori del contesto lavorativo è un altro utilissimo indicatore della personalità di chi abbiamo i fronte. E non parlo unicamente di LinkedIn, ma anche e, forse, soprattutto di Facebook.
Non nascondo di aver fatto retromarcia su persone che in sede di colloquio mi avevano fatto buona impressione, dopo aver dato un’occhiata al loro profilo Facebook.

Voi cosa ne pensate? Quali sono gli aspetti che ritenete più importanti nella valutazione di una risorsa?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

Integrare la cultura del dato in azienda è molto più complesso di quanto sembri

Introdurre una cultura del dato in una realtà abituata a lavorare “a spanne” non significa soltanto inserire nuove competenze, ma ripensare processi, priorità e modalità decisionali. Il punto, quindi, non è raccogliere più dati, ma capire come farlo in modo sostenibile, tenendo conto di tempi, costi ed equilibrio operativo.

Non sempre ingranaggi perfetti sono sufficienti

Un riduttore può avere ingranaggi corretti dal punto di vista geometrico ma funzionare male se alberi e supporti non sono abbastanza rigidi. Questa è la ragione per cui questo aspetto deve essere affrontato già a partire dalla fase di progettazione.

Quando si parla di dati la sfida non è solo tecnica, ma anche una questione di linguaggio

Misurare i processi in azienda non è un semplice esercizio statistico, ma una sfida culturale che richiede una “lingua di mezzo” tra progettazione e produzione. E superare la paura del controllo e il ricorso ai “dipende” è il primo passo per trasformare il dato da strumento di giudizio a risorsa per il miglioramento continuo.