Come ho già scritto più volte, c’è una regola fondamentale che chi fa il nostro mestiere deve tenere sempre ben a mente. Ovvero che
ogni disegno tecnico deve essere univoco, completo, e interpretabile da tutti. Deve essere chiaro e facilmente leggibile proprio perché realizzato utilizzando un linguaggio convenzionale, unico e internazionale.
E questo perché si tratta di un documento a tutti gli effetti che consente al progettista, da un lato, di tradurre graficamente le proprie idee, e, dall’altro, di fornire indicazioni al produttore per la realizzazione concreta del pezzo.
Ciò detto, ogni progettista tende a utilizzare le diverse normative e prescrizioni che abbiamo a disposizione, integrandole al proprio metodo di lavoro, con il rischio, talvolta, di commettere errori.
Lo dico perché quando riceviamo disegni di ingranaggi di piccole dimensioni – quindi raramente ottenuti tramite rettifica del profilo – spesso riscontriamo delle imprecisioni, probabilmente dovute a una conoscenza tecnica non del tutto approfondita.
In passato ho dedicato un articolo ai rischi legati al non indicare il grado di qualità della dentatura.
Oggi, invece, vorrei entrare nel merito dei dati di profilo.
Proprio in questo ambito
una buona prassi, spesso sottovalutata, consiste nell’indicare il riferimento normativo del profilo del dente, secondo norme riconosciute come la ISO 53, la DIN 867 o la DIN 58400.
Questa semplice nota ha un impatto significativo, perché comunica subito che il profilo della dentatura segue uno standard preciso e universalmente riconosciuto.
Ma non solo. Nel momento in cui indico la norma nel disegno, diventa superfluo riportare anche tutti quei dati già definiti dalla normativa stessa, come l’angolo di pressione, i raggi di fondo, il diametro di fondo o l’altezza del dente. Tutti parametri che, se ripetuti, finiscono non solo per appesantire il disegno, ma anche per creare confusione in chi dovrà interpretarlo.
In altre parole:
quando si realizza un disegno tecnico di una dentatura a profilo normato, è sufficiente indicare la norma di riferimento per trasmettere tutte le informazioni necessarie sul profilo dei denti.
Un approccio, questo, che permette di ottenere, fondamentalmente, tre vantaggi:
1. un disegno più pulito e leggibile;
2. un risparmio di tempo, sia in fase di compilazione che di lettura;
3. l’eliminazione di ambiguità, specialmente nelle fasi di produzione o controllo.
Senza contare che, in questo modo, il disegnatore può concentrare l’attenzione su ciò che davvero conta, ovvero su eventuali personalizzazioni come correzioni positive o negative, quote rulli e/o Wildhaber, grado di qualità della dentatura, e così via.