Cassetti che si aprono elettricamente, sostenibilità e settore della meccanica

Viviamo in un mondo in cui si fa sempre maggiore attenzione al tema della sostenibilità e una delle principali tendenze del settore della meccanica è quella di soddisfare le richieste di comparti che – per un aspetto o per l’altro – hanno molto a cuore questo tema

Ve ne fareste qualcosa del cassetto di un mobile della cucina o del bagno che si apre elettricamente? Io probabilmente no, e immagino sia lo stesso anche per molti di voi. Non va dimenticato però che ci sono così tanti mercati, che molto probabilmente ne esisterà uno (o più di uno) per cui il cassetto che si apre elettricamente è una gran cosa, una grande idea. Pensate per esempio a quello del lusso che ama questo genere di gadget. O all’ambito delle persone diversamente abili, che invece – in tantissimi casi – ne ha proprio bisogno.

Se c’è una cosa che mi appassiona particolarmente del mio lavoro è questa:

l’avere a che fare con soluzioni – come gli ingranaggi e tutto l’ecosistema che ruota loro attorno – che hanno la prerogativa di riuscire a reinventarsi di continuo, a seconda del caso applicativo (cassetti che si aprono elettricamente inclusi).

Questo fa sì che chi fa il mio mestiere abbia continuamente a che fare con richieste ed esigenze sempre nuove, interessanti e – da un po’ di tempo a questa parte – anche sostenibili, mi pare di notare. Viviamo in un mondo, infatti, in cui si fa sempre maggiore attenzione a questo tema.

Ecco

è questa una delle principali tendenze che vedo per il settore della meccanica (e che in questo momento ci coinvolge direttamente). Quella di soddisfare le richieste di comparti che – per un aspetto o per l’altro – hanno molto a cuore il tema della sostenibilità.

Penso, per esempio, al settore della e-bike, che – com’è noto – sta andando molto bene. La bicicletta elettrica è un po’ il prodotto del momento, è certamente una moda. Ma una moda sostenibile. In questo comparto stiamo ricevendo tantissime richieste, anche se poi le commesse che si concretizzano non sono in proporzione, poiché – a parer mio – ci sono tante microimprese che si buttano in questo settore attirate dai grandi volumi che lo caratterizzano, ma che poi si scontrano con costi di progettazione, sviluppo e prototipazione che non avevano previsto e quindi si fermano. Non tutti naturalmente, ma qualcuno sì.

Poi c’è il medicale. Durante l’ultima MECSPE ho visto una massiccia presenza di aziende in campo medicale e credo che le ragioni siano sostanzialmente due. Da una parte la pandemia ha portato più soldi nelle tasche delle aziende di questo settore, dando loro di conseguenza una maggiore possibilità di investimento in ricerca e sviluppo. Dall’altra è aumentata la richiesta di dispositivi di cui, fino a pochissimo tempo fa, neppure ne conosceva l’esistenza (penso, per esempio, al sanificatore dell’aria a ultrasuoni).

E poi naturalmente l’automazione e la robotica, due settori in cui vediamo emergere segmenti come quello delle automazioni domestiche (come asservimenti o aiuti per i disabili) o come quello delle protesi che sono sempre meno costose e più leggere, così che possano essere alla portata se non di tutti, di molte più persone di quanto lo fossero prima (vedi il progetto HANNES a cui abbiamo collaborato di recente – https://microjournal.microingranaggi.it/un-importante-contributo-al-progetto-hannes/).

E poi, indipendentemente dal settore merceologico, quello che vediamo è che

il mercato chiede soluzioni sempre più precise, più efficienti, più particolari, più silenziose, più miniaturizzate. Una tendenza che prosegue ormai da alcuni anni.

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