Come sono oggi i laboratori negli gli istituti di meccanica?

A quanto pare le scuole non hanno soldi da investire, con la conseguenza che non possono permettersi di mantenere i laboratori modernizzati. Oggi quasi tutti i macchinari ancora presenti non possono essere utilizzati perché non a norma.

Come spesso accade, qualche tempo fa abbiamo dovuto fare dei colloqui per sostituire una persona del nostro reparto controllo qualità che stava per andare in pensione. Nello spulciare i vari curricula, mi sono imbattuto in quello di un ragazzo appena uscito proprio dall’istituto che avevo frequentato io ormai parecchi anni fa e, siccome il profilo mi sembrava interessante, ho deciso di incontrarlo.
Durante il colloquio mi sono fatto raccontare anche qualcosa sulla scuola, e, in particolare, sui vari laboratori: fonderia, saldatura, torneria e via dicendo. La sua risposta è stata: “Come sono oggi i laboratori? Sono chiusi”.
Fatta eccezione che per l’ultimo anno che è stato particolare per tutti – mi ha spiegato –

le scuole non hanno soldi da investire, con la conseguenza che non possono permettersi di mantenere i laboratori modernizzati. Oggi quasi tutti i macchinari ancora presenti non possono essere utilizzati perché non a norma.

Allora ci ho pensato su, perché questo discorso mi ha colpito parecchio, vista l’immensa difficoltà che stiamo riscontrando nel manifatturiero a reperire personale tecnico specializzato. E ho fatto alcune riflessioni.

Intanto ribadisco un concetto che non vorrei fosse sfuggito:

i macchinari presenti in quella scuola oggi non sono a norma, perché sono gli stessi che già c’erano negli anni Ottanta. E, da quel che sento dire, sono tantissimi (se non la maggior parte) gli istituti in questa stessa situazione.

Non tutti i laboratori, però, presuppongono l’utilizzo di macchine utensili. E allora perché sono chiusi?

Prendiamo quello di fonderia, per esempio. Ricordo che, ai miei tempi, durante questo laboratorio si creavano lo stampo e l’anima in sabbia del pezzo da realizzare, poi si fondeva l’alluminio, e – una volta fuso – lo si colava. Quando poi l’alluminio si era indurito, si toglieva l’anima di sabbia e il pezzo era pronto (ricordo ancora nitidamente la soddisfazione e l’entusiasmo alla fine del lavoro!).
Ecco, a quanto pare, questo processo – che ai nostri tempi si svolgeva con una serie di protezioni (guanti, maschera, pinze lunghe, e via dicendo) – oggi non si può più effettuare per questioni legate alla sicurezza. Il fatto è, però, che è proprio così che lavora una fonderia ancora oggi: gli operatori svolgono una serie di funzioni manualmente e con l’ausilio di alcuni semplici dispositivi di sicurezza come – appunto – guanti, maschera, pinze lunghe.

Idem per la saldatura. Oggi nelle scuole non si fanno più laboratori di saldatura per motivi di sicurezza. Eppure oggi non esistono macchine che effettuano la saldatura completa in automatico nelle aziende. Sono processi che comunque prevedono delle attività manuali eseguite da operatori dotati di maschera, guanti e pinze. Esattamente come noi studenti facevamo negli anni Ottanta durante i laboratori, dotati dei medesimi dispositivi di protezione.

E allora qual è il problema? La mancanza di fondi da investire in dispositivi di sicurezza? Onestamente mi pare un po’ difficile, poiché pinze, guanti e maschere non hanno costi poi così elevati. O sbaglio?
Mi sembra più probabile che ad avere un costo alto da sostenere siano le assicurazioni obbligatorie a tutela dei ragazzi. Potrebbe essere questo il problema? Mi piacerebbe saperne di più…

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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