Sta per iniziare una nuova grande crisi economica?

C’è un famoso detto che dice:

se vuoi far lavorare le aziende italiane, compra una macchina tedesca.

Questo perché buona parte dell’indotto dell’automotive tedesco proviene proprio dall’Italia (soprattutto se parliamo di prodotti a elevato contenuto tecnologico). Ma cosa succede se il comparto automotive tedesco va in crisi?

Partiamo da un esempio pratico. Qualche settimana fa ho incontrato un collega proprietario di una torneria italiana piuttosto grande, il cui fatturato proviene per circa il 60/70% dalla Germania. Bene, questa persona lamentava che i suoi clienti tedeschi più grandi hanno bloccato tutti gli ordini (inclusi quelli programmati da tempo e con consegne a marzo/aprile) a causa di un momento di crisi generalizzato dell’industria tedesca.

Oggi come oggi, infatti, l’azienda meccanica tedesca che va meglio sta subendo mediamente un calo degli ordini pari a circa il 30%

e alcune grandi realtà del comparto rischiano addirittura la chiusura.

La contrazione degli ordinativi ha iniziato a farsi sentire più pesantemente la primavera scorsa e la ragione di fondo è proprio la crisi del comparto automotive (a giugno gli ordini di auto erano a -4,7%). Una crisi che deriva in parte dalla campagna contro il diesel che si sta protraendo ormai da tempo, e in parte dalla modifica alla normativa di riferimento in materia di emissioni. Pensate solo che Porsche recentemente ha dovuto bloccare le consegne per mesi, proprio perché in attesa della pubblicazione della nuova normativa antinquinamento.

Se a questo aggiungiamo che ad andare in crisi è proprio l’automotive in un paese che dipende così tanto da questo comparto, il risultato finisce per essere davvero poco incoraggiante: la gente che non lavora finisce infatti per avere meno potere di acquisto, il che si ripercuote inevitabilmente anche sugli altri settori. E questo vale per la Germania, ma anche per i paesi con un’economia strettamente legata a quella tedesca (come l’Italia).

È proprio per queste ragioni che sono portato a domandarmi e a domandarvi:

sta per iniziare una nuova grande crisi economica? Quale sentore avete?

Per ciò che riguarda direttamente MICROingranaggi, posso confermare che – a partire dal mese di settembre – anche noi abbiamo risentito di un calo degli ordini. Calo che, per nostra fortuna, è compensato sia dalla nostra trasversalità sia dal fatto che alcuni singoli clienti ci hanno portato un notevole incremento di fatturato (in alcuni casi anche del 500%), il che ci permetterà comunque di chiudere l’anno in crescita rispetto al 2018, se non – nella peggiore delle ipotesi – in pareggio.

Tornando a parlare in termini generali, vi faccio notare un altro indicatore poco incoraggiante che, secondo me, non possiamo ignorare e che riguarda la vendita di macchinari e – soprattutto – utensili.
Un calo generalizzato del settore delle macchine utensili era prevedibile, se non altro perché grazie alle agevolazioni fiscali derivanti dal piano Calenda, il settore aveva vissuto negli ultimi anni una vera impennata (+50% di fatturato, se non di più). Ma ben diverso è il discorso che riguarda gli utensili.

Mi spiego meglio.

Un calo delle vendite di macchine utensili può far pensare che tali impianti siano già stati comprati prima e che non vi sia la necessità imminente di acquistarne altri. Una contrazione nelle vendite di utensili è invece indicativa del fatto che le macchine non lavorano abbastanza a causa di un calo generalizzato a livello produttivo.

In altre parole: è l’utensiliere a dare un’idea più concreta di come sta andando la produzione.

Siete d’accordo?

Senza contare che l’ultima grande crisi che abbiamo vissuto è datata 2007 e che, da allora, sono ormai passati 12 anni…

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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