Lavoro: cosa succede se domanda e offerta non sono sincronizzate?

Ho chiuso il post della scorsa settimana scrivendo che se da un lato il livello di scolarizzazione si è alzato tantissimo, è anche vero che se le nuove generazioni di figure professionali iper-preparate non trovano occupazione nell’ambito di studio, per lavorare devono necessariamente scendere a patti con la realtà e mettersi a fare altro.

Per ora situazioni del genere si verificano abbastanza raramente, con il risultato che

spesso ci si trova di fronte a tassi di disoccupazione piuttosto significativi a fronte di percentuali molto alte di imprese che cercano personale e riscontrano difficoltà nel trovarlo.

In passato avevo scritto che

il problema della disoccupazione a fronte di un numero consistente di imprese che cercano personale è la mancanza di sincronizzazione tra domanda e offerta.

Questo è indubbio e lo ribadisco anche oggi. Vero anche però che la vita porta, il più delle volte, a fare i conti con la realtà.
Se pertanto diventa complesso trovare un’occupazione nell’ambito di studio, due sono le possibilità: emigrare, con l’obiettivo di “cercare fortuna” altrove, oppure mettersi a fare un lavoro che non coincide con la propria formazione scolastica.

Ma qual è il risultato di questo secondo scenario?

Immaginiamo per esempio il caso di un giovane con una laurea in ambito umanistico che si trova costretto a fare l’operaio tecnico per poter comprare casa e mettere su famiglia. La voglia di lavorare a qualunque costo è più che pregevole, oltre che da ammirare. Vero è anche, però, che a fronte di un laureato in lettere antiche (è ovviamente solo un esempio) che si trova a fare l’operativo tecnico,

a rimetterci sarà il livello qualitativo del lavoro.

Per carità ci saranno sicuramente casi in cui la persona si impegnerà talmente tanto da andare a colmare le fisiologiche lacune scolastiche, finendo per lavorare anche meglio di chi ha una formazione tecnica e meno voglia di fare. Ma queste saranno casistiche, secondo me, piuttosto rare. Sarà molto più frequente trovarsi di fronte a tempi di inserimento in azienda decisamente più lunghi, perché la formazione tecnica sul campo dovrà andare in qualche modo a compensare le lacune scolastiche, con un’alta probabilità che comunque il livello qualitativo del lavoro ne risenta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

Posso raccontarti come lavoro, e magari convincerti. Ma quello che conta è che te lo sappia dimostrare

Da qualche tempo i clienti arrivano da settori sempre più regolati – dal medicale allo spazio – e prima di affidarci una commessa vogliono vedere con i propri occhi come lavoriamo. Un audit richiesto dal cliente pesa più di quanto si immagini. Ma resta l’occasione più concreta per capire dove possiamo ancora migliorare.

Quando riprogettare un componente significa migliorare le prestazioni dell’intera macchina

È quello che è accaduto durante un progetto sviluppato da MICROingranaggi per un costruttore di macchine agricole, che ci ha coinvolto per ripensare un gruppo meccanico di trasmissione soggetto a malfunzionamenti durante il lavoro in campo.

Gli ingranaggi possono essere perfetti, ma il riduttore non funzionare comunque alla perfezione

Nei micro-riduttori la precisione non è una proprietà del singolo componente, ma del modo in cui i pezzi stanno insieme a montaggio finito. Anche con ingranaggi perfetti, è il montaggio – a partire dall’interasse fissato dalla carcassa – a decidere quanto bene il riduttore funziona.