Dell’intera filiera il produttore è quello che guadagna meno

Negli ultimi anni ho notato una notevole diminuzione delle aziende manifatturiere a fronte di un aumento di quelle che commercializzano. Mi sono domandato il perché e così ho provato a fare qualche riflessione a riguardo, giungendo alla conclusione che – dell’intera filiera – il produttore è quello che guadagna meno di tutti. Seguite il mio ragionamento.

Da sempre vado ripetendo che investire è essenziale per crescere. Ora, mettiamo caso che per esempio decida di farlo piano piano proprio nelle tecnologie dell’Internet of Things di cui parlavamo la settimana scorsa per rendere la mia azienda una fabbrica 4.0 e che, di conseguenza, inizi a produrre secondo queste nuove logiche.
Il mercato è pronto? Quali vantaggi avrebbe il consumatore finale? O forse dovrei chiedere: ne riceverebbe davvero dei benefici? Oppure i vantaggi sarebbero solo per gli altri attori della filiera?

I vantaggi per il produttore che investe nelle tecnologie IoT sono noti (almeno sulla carta). Una migliore tecnologia comporterebbe una iniziale spesa maggiore per la Ricerca e lo Sviluppo, ma poi ridurrebbe i costi di produzione, migliorerebbe la qualità dei prodotti e incrementerebbe l’offerta (grazie proprio a una velocizzazione della produzione).

Questa logica, a parer mio, dovrebbe implicare anche costi più bassi al consumatore finale, al quale, in questo modo, resterebbero più soldi in tasca consentendogli così una maggiore possibilità di spesa.
Quindi: io investo per poter fare un prezzo più basso al consumatore finale, il quale avrebbe più denaro a disposizione per acquistare i miei prodotti. Il ragionamento non fa una piega e io avrei un ritorno sull’investimento.

Cosa accade, però, quando – come avviene nella maggior parte dei casi – tra produttore e consumatore finale si frappone un distributore o un venditore, oppure entrambi? Succede che, come è giusto che sia, il costo del prodotto aumenta a causa del margine di vendita. Quello che però secondo me è sbagliato è che nella maggior parte dei casi questo ricarico è molto più alto di quanto dovrebbe essere.
In MICROingranaggi ci è capitato di vedere in alcuni casi addirittura decuplicare i costi di taluni dei nostri prodotti al consumatore finale e questo francamente mi sembra un po’ eccessivo.

Soluzioni?

Secondo me ci vorrebbe una normativa governativa che imponesse dei limiti tassativi al margine di vendita: un pezzo prodotto a una cifra, non dovrebbe per legge poter essere venduto a un costo dieci volte più alto

.
Questo tutelerebbe da un lato il consumatore finale che potrebbe beneficiare di eventuali prezzi più bassi e dall’altro anche il produttore che in questo modo molto probabilmente avrebbe un ritorno su buona parte dei suoi investimenti.
Altrimenti, mi domando, quali vantaggi avrebbero le aziende manifatturiere? Chi produce deve continuare a fare ricerca e sviluppo, a stravolgere la propria azienda, a investire, a fare innovazione tecnologica, a formare personale… Ma a che pro se tanto comunque alla fine è quello che – dell’intera filiera – guadagna meno di tutti?
Perché quello che fa sorridere è proprio questo: nel momento in cui i nostri clienti recepiscono che noi produttori potremmo produrre a costi inferiori, ci chiedono di poter pagare ancora meno i nostri prodotti.
Allora tanto vale, tornando all’esempio con cui ho iniziato questo post, preferisco non investire nelle tecnologie per l’IoT e continuare farlo nelle risorse umane.

Stefano Garavaglia

È il CEO di MICROingranaggi, nonché l'anima dell'azienda.
Per Stefano un imprenditore deve avere le tre C: Cuore, Cervello, Costanza.
Cuore inteso come passione per quello che fa, istinto e rispetto per il prossimo. Cervello inteso come visione, come capacità a non farsi influenzare da situazioni negative. Costanza perché un imprenditore non deve mai mollare.

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