Controllo dimensionale di una vite senza fine modulo 0.5 con evolventimetro Klingelnberg P26

Ecco

il nostro evolventimetro Klingelnberg P26 all’opera mentre sta effettuando il controllo dimensionale di una vite senza fine modulo 0.5.

Come spesso accade quando si ha a che fare con la micromeccanica di precisione, il pezzo in questione è piuttosto complesso da costruire e non solo a causa delle sue tolleranze ristrette. Questa vite senza fine in particolare è, infatti, stata prodotta in lotti importanti, la tipica situazione in cui è necessario avere sotto controllo la capacità di processo al fine di evitare sorprese o una quantità elevata di misurazioni.

Tutt’altro che facile è anche la misurazione stessa: la principale difficoltà sta nel fatto che la filettatura della vite senza fine è molto piccola e il tastatore microscopico. Occorre quindi la massima attenzione, perché basta un movimento sbagliato e avviene la rottura. Delicata anche la presa pezzo, poiché, se errata e non ripetitiva, potrebbe fornire risultati sbagliati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

Non sempre ingranaggi perfetti sono sufficienti

Un riduttore può avere ingranaggi corretti dal punto di vista geometrico ma funzionare male se alberi e supporti non sono abbastanza rigidi. Questa è la ragione per cui questo aspetto deve essere affrontato già a partire dalla fase di progettazione.

Quando si parla di dati la sfida non è solo tecnica, ma anche una questione di linguaggio

Misurare i processi in azienda non è un semplice esercizio statistico, ma una sfida culturale che richiede una “lingua di mezzo” tra progettazione e produzione. E superare la paura del controllo e il ricorso ai “dipende” è il primo passo per trasformare il dato da strumento di giudizio a risorsa per il miglioramento continuo.

L’impatto degli errori geometrici nei micro-ingranaggi

Quando parliamo di ingranaggi piccoli o piccolissimi l’errore più “pericoloso” non è quasi mai quello dimensionale, bensì quello legato alla forma reale del dente e alla sua posizione nello spazio. Vediamo perché